BOLZANO. «Sorridente, gentile, con una spiccata ironia. “Tobi” me lo ricordo così. In campo invece si trasformava: era un leone. Non mollava una palla. Per batterlo dovevi avere qualcosa in più, altrimenti lui alla fine riusciva a prevalere con la sua grinta». Così Stefan Laimer, il direttore sportivo del Tc Bolzano. Tobias Tappeiner, morto domenica mattina 15 giugno nello schianto in contromano sull’A22 allo svincolo di Bolzano, era cresciuto lì, nel circolo tennis di via Martin Knoller. Ore e ore di allenamenti sulla terra rossa, sotto la guida di coach Andrea Capodimonte. Quindi le vittorie a livello giovanile: si era laureato anche vice-campione provinciale, aveva più volte partecipato agli “Italiani” di categoria. E si era tolto la soddisfazione di battere Jannik Sinner in un torneo giovanile: spesso erano loro due a contendersi il trofeo nei tornei under 12.

Gli scherzi in allenamento

«Aveva un’innata voglia di vincere - sottolinea Mathis Pesarin, uno dei suoi primi maestri -. Ricordo con una certa emozione quelle sfide che facevamo in allenamento. E quando mi batteva non perdeva l’occasione per prendermi in giro, ovviamente sempre in tono scherzoso. Era espansivo, ma anche pacato a seconda delle circostanze. Ho avuto la fortuna di giocare con suo padre Martin, che ha la stessa tenacia. Entrambi sono sempre stati accomunati da una grande passione per il tennis. La notizia mi ha sconvolto. Anche perché parliamo di un ragazzo di 24 anni».

Tobias Tappeiner viveva a San Paolo (una piccola frazione di Appiano) ma è nel capoluogo che ha studiato (alle professionali “Gutenberg”) e ha costruito le sue amicizie. Si trovava ad una festa, a Castel Firmiano, poche ore prima di morire. A testimoniarlo anche una foto pubblicata su Instagram in piena notte. Ciò che è accaduto dopo è al vaglio della magistratura.

I nonni sempre in tribuna

«Aveva la stessa età di mio figlio - aggiunge Stefan Laimer - e sono cresciuti assieme tennisticamente parlando. Di lui si può dire che era molto legato alla famiglia: ricordo che i suoi nonni erano sempre in tribuna, a fare il tifo per lui. Suo padre non sempre veniva perché noi genitori ci agitiamo a vedere i nostri figli in campo». Proprio quest’anno il 24enne aveva giocato forse la miglior stagione della sua carriera con i colori del Tc Bolzano, battendo giocatori più avanti di lui in classifica in Serie B1. «Era il nostro giocatore di punta per quanto riguarda il vivaio. Una squadra affiatata, tenuta in piedi da Andrea Capodimonte: voleva che lui e Tobias dormissero nella stessa stanza in trasferta, per assicurarsi che andasse a dormire presto e fosse fresco la mattina dopo. Fa male perché era proprio una bella persona: se ti serviva un favore, non diceva mai di no».

Le lezioni con il padre

Oltre al tennis giocato, Tappeiner insegnava. Da qualche mese, nelle vesti di istruttore, si dedicava con tutto se stesso all’accademia del padre Martin. Assieme giravano l’Alto Adige, ma spesso facevano lezioni sul lago di Garda. A fine giugno avrebbero dovuto cominciare un “camp” a Tremosine. Nei video pubblicati sui social dall’accademia di tennis, Tobias ha sempre il sorriso stampato sul volto. Con e senza racchetta.