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BOLZANO. La partita si gioca sui numeri, dice Christian Tommasini, assessore provinciale del Pd: «Nel 2013 la Svp scenderà sotto il 50%, quindi o noi come centrosinistra riusciamo a rafforzarci, e quindi a condizionare la Volkspartei da sinistra, oppure loro faranno entrare nel governo la destra tedesca e l'Alto Adige prenderà una strada preoccupante».
Quindi sì a un progetto - «sotto il cappello dell'Ulivo» - che coinvolga tutte le forze del centrosinistra. Lista unica? Partito unico? Di cosa stiamo parlando esattamente?
Come ha detto il segretario Frena, è il progetto lanciato dal Pd a maggio. Non è un partito nuovo. Non è la Svp degli italiani. Ma non è nemmeno solo una lista. È un progetto per unire le forze del centrosinistra in vista delle provinciali per decidere se vogliamo incidere sul futuro di questa terra o se vogliamo fare solo testimonianza.
In che senso?
La nostra autonomia è compiuta (anche se bisogna ancora migliorare il rapporto tra diritti dei gruppi e diritti individuali) e ora siamo davanti a un bivio. Da un lato c'è chi davanti alla crisi vuole chiudersi: è il modello della piccola patria, del Freistaat che vuole la destra sudtirolese e ora anche parte della destra italiana. Dall'altra parte ci siamo noi, che vogliamo accelerare proprio sui concetti opposti: apertura a nord e a sud, plurilinguismo, convivenza. Nel 2013 si deciderà che direzione prenderà l'Alto Adige. La Svp perderà voti e dovrà decidere cosa fare. Se noi saremo più forti di ora riusciremo a condizionarla secondo le nostre idee. Se saremo divisi la Svp aprirà il governo alla destra tedesca e noi faremo, appunto, solo testimonianza.
Come pensa di mettere d'accordo un arco di partiti che vanno dai centristi a Rifondazione?
Se restiamo ancorati alle dinamiche nazionali non ci riusciamo. Io dico: prendiamo cinque punti «nostri», territoriali, e troviamo un accordo su quelli. Un'autonomia vissuta non come convivenza formale ma che superi le divisioni etniche; plurilinguismo non solo nelle scuole ma come identità della società e come opportunità in l'Europa; più attenzione alle questioni sociali; più apertura verso l'esterno; ripensare i rapporti tra Bolzano e Provincia per uscire dall'impasse delle accuse reciproche. Credo che su questi punti un accordo di tutto il centrosinistra sia possibile.
Il Pd sta cambiando pelle, si sta «territorializzando»?
Lo siamo sempre stati, ora stiamo accentuando questo aspetto: vogliamo slegarci dalle scadenze nazionali, pur restando ovviamente federati con Roma. La vera novità semmai è che il Pd era nato con «vocazione maggioritaria», mentre noi stiamo cercando una formula che coinvolga più partiti. Ricordiamoci che alle ultime provinciali il centrosinistra presentandosi diviso ha buttato via due consiglieri.
Concretamente questa unione come funziona?
Frena sta incontrando e incontrerà tutte le forze del centrosinistra, comprese le civiche. Non dobbiamo aspettare il 2013 e le scelte dei singoli. In alcuni Comuni come Bolzano possiamo iniziare già ora un percorso che porti a gruppi unici dell'Ulivo. E in Provincia noi assessori del Pd possiamo metterci a disposizione per rappresentare un'area più ampia, aprendo un tavolo di confronto con gli altri partiti del centrosinistra.
Come lo chiamerete questo progetto?
Non so, per ora progetto ulivista. Secondo me dovrebbe esserci anche il simbolo dell'Ulivo. Avrà visto che i centristi già dicono «mai con Prc»... Succede se si resta ancorati alle logiche partitiche nazionali. Per questo dico di concentrarci non su un megaprogramma ma su pochi punti. Ma dico anche che tutti devono essere consapevoli di cosa ci giochiamo.
Cosa pensa della possibile candidatura del sindaco Spagnolli?
Non spetta a me decidere le candidature o commentarle. Deciderà il sindaco insieme al partito e alle altre forze politiche. Tra la gente sento preoccupazione per l'idea di consegnare la poltrona di sindaco alla Svp, ma è una cosa di cui c'è tempo per discutere. La presenza di Spagnolli non deve essere un elemento condizionante del progetto. Se ci sarà bene, ma il progetto si farà anche se deciderà di restare in Municipio.
Cosa intendeva per nuovi rapporti tra Bolzano e Provincia?
In questi anni troppo spesso abbiamo visto lo scaricabarile: da un lato si dice che Bolzano non si muove, dall'altra si danno tutte le colpe alla Provincia. Ma è uno schema di gioco che non funziona più e che va forzato. Non è col modello paternalistico del «ghe pensi mi» che si risolvono i problemi della città. Non abbiamo bisogno di uomini soli al comando, da una parte e dall'altra. Serve un nuovo modello di cooperazione.
Quindi sì a un progetto - «sotto il cappello dell'Ulivo» - che coinvolga tutte le forze del centrosinistra. Lista unica? Partito unico? Di cosa stiamo parlando esattamente?
Come ha detto il segretario Frena, è il progetto lanciato dal Pd a maggio. Non è un partito nuovo. Non è la Svp degli italiani. Ma non è nemmeno solo una lista. È un progetto per unire le forze del centrosinistra in vista delle provinciali per decidere se vogliamo incidere sul futuro di questa terra o se vogliamo fare solo testimonianza.
In che senso?
La nostra autonomia è compiuta (anche se bisogna ancora migliorare il rapporto tra diritti dei gruppi e diritti individuali) e ora siamo davanti a un bivio. Da un lato c'è chi davanti alla crisi vuole chiudersi: è il modello della piccola patria, del Freistaat che vuole la destra sudtirolese e ora anche parte della destra italiana. Dall'altra parte ci siamo noi, che vogliamo accelerare proprio sui concetti opposti: apertura a nord e a sud, plurilinguismo, convivenza. Nel 2013 si deciderà che direzione prenderà l'Alto Adige. La Svp perderà voti e dovrà decidere cosa fare. Se noi saremo più forti di ora riusciremo a condizionarla secondo le nostre idee. Se saremo divisi la Svp aprirà il governo alla destra tedesca e noi faremo, appunto, solo testimonianza.
Come pensa di mettere d'accordo un arco di partiti che vanno dai centristi a Rifondazione?
Se restiamo ancorati alle dinamiche nazionali non ci riusciamo. Io dico: prendiamo cinque punti «nostri», territoriali, e troviamo un accordo su quelli. Un'autonomia vissuta non come convivenza formale ma che superi le divisioni etniche; plurilinguismo non solo nelle scuole ma come identità della società e come opportunità in l'Europa; più attenzione alle questioni sociali; più apertura verso l'esterno; ripensare i rapporti tra Bolzano e Provincia per uscire dall'impasse delle accuse reciproche. Credo che su questi punti un accordo di tutto il centrosinistra sia possibile.
Il Pd sta cambiando pelle, si sta «territorializzando»?
Lo siamo sempre stati, ora stiamo accentuando questo aspetto: vogliamo slegarci dalle scadenze nazionali, pur restando ovviamente federati con Roma. La vera novità semmai è che il Pd era nato con «vocazione maggioritaria», mentre noi stiamo cercando una formula che coinvolga più partiti. Ricordiamoci che alle ultime provinciali il centrosinistra presentandosi diviso ha buttato via due consiglieri.
Concretamente questa unione come funziona?
Frena sta incontrando e incontrerà tutte le forze del centrosinistra, comprese le civiche. Non dobbiamo aspettare il 2013 e le scelte dei singoli. In alcuni Comuni come Bolzano possiamo iniziare già ora un percorso che porti a gruppi unici dell'Ulivo. E in Provincia noi assessori del Pd possiamo metterci a disposizione per rappresentare un'area più ampia, aprendo un tavolo di confronto con gli altri partiti del centrosinistra.
Come lo chiamerete questo progetto?
Non so, per ora progetto ulivista. Secondo me dovrebbe esserci anche il simbolo dell'Ulivo. Avrà visto che i centristi già dicono «mai con Prc»... Succede se si resta ancorati alle logiche partitiche nazionali. Per questo dico di concentrarci non su un megaprogramma ma su pochi punti. Ma dico anche che tutti devono essere consapevoli di cosa ci giochiamo.
Cosa pensa della possibile candidatura del sindaco Spagnolli?
Non spetta a me decidere le candidature o commentarle. Deciderà il sindaco insieme al partito e alle altre forze politiche. Tra la gente sento preoccupazione per l'idea di consegnare la poltrona di sindaco alla Svp, ma è una cosa di cui c'è tempo per discutere. La presenza di Spagnolli non deve essere un elemento condizionante del progetto. Se ci sarà bene, ma il progetto si farà anche se deciderà di restare in Municipio.
Cosa intendeva per nuovi rapporti tra Bolzano e Provincia?
In questi anni troppo spesso abbiamo visto lo scaricabarile: da un lato si dice che Bolzano non si muove, dall'altra si danno tutte le colpe alla Provincia. Ma è uno schema di gioco che non funziona più e che va forzato. Non è col modello paternalistico del «ghe pensi mi» che si risolvono i problemi della città. Non abbiamo bisogno di uomini soli al comando, da una parte e dall'altra. Serve un nuovo modello di cooperazione.
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