BOLZANO. Chilo più chilo meno, sono circa quattro tonnellate di posta, ferma nei magazzini degli uffici postali dell'Alto Adige. Compresi, probabilmente, migliaia di biglietti di auguri di Natale che arriveranno forse a Capodanno. È la situazione, non inedita ma sempre clamorosa, di un (dis)servizio pubblico. Quella gestita da Poste Italiane è una delle poche inefficienze che accomunano la nostra alle altre province italiane.

Eduard Benedikter, segretario provinciale della Federazione lavoratori postali (SLP) della Sgb-Cisl - che rappresenta il 53 per cento dei dipendenti postali locali - denuncia una situazione al collasso: «In tutt'Italia si minaccia di arrivare ad un servizio di consegna postale a giorni alterni almeno per i comuni più piccoli e meno raggiungibili. Ma questo progetto non verrà applicato in Alto Adige, perché c'è un alto numemo di abbonati ai quotidiani, che ovviamente vanno consegnati...quotidianamente. E poi il prezzo di questo servizio giustifica da solo una consegna puntuale. Il fatto è che in questo periodo vengono consegnati i quotidiani ma non il resto della posta, perché gli addetti sono insufficienti.

E in alcune zone tipo l'Alta Venosta si consegnano a singhiozzo persino i quotidani. E questa, pare di capire, non è una scelta ma una conseguenza. Certo, una conseguenza di una serie di disservizi, di problemi che si creano e che non vengono risolti. Fino a poco tempo fa noi del sindacato segnalavmao i problemi alla centrale di Mestre o allo smistamento di Verona e trovavamo sempre persone capaci di trovare una soluzione almeno provvisoria, soprattutto al servizio Risorse umane di Mestre. Ora il vertice è cambiato e non ci ascoltano più: la risposta è sempre "la situazione è sotto controllo". E quali sono questi disservizi?

La posta in molti comuni tipo Curon Venosta e San Candido in Pusteria, non viene consegnata quotidianamente. I motivi? Primo: mancanza cronica di personale. Poi, in certe zone dell'Alto Adige servirebbero mezzi adeguati, tipo vetture a quattro ruote motrici, invece i portalettere vano in giro con scooter inadeguati, con 70 kg di posta da consegnare. E con un abbigliamento inadeguato: la divisa ufficiale per l'inverno, a molti non è ancora arrivata. L'altro giorno a Prato allo Stelvio, la posta è stata consegnata da una postina in motorino, e il termometro segnava 20 gradi sotto lo zero. Il problema più grave è comunque la mancanza endemica di personale. Direi proprio di sì. E le risorse, quassù in Alto Adige, sono persino inferiori ad altre province. Ci sono dipendenti che hanno accumulato 100 giorni di ferie arretrate e che non sono messi in condizione di farle.

A Bolzano, se si ammalano un paio di dipendenti, si rischia il collasso, anche se la posta in deposito è meno di quella che l'estate scorsa aveva toccato livelli record. E non parliamo dei trimestrali: ne dovrebbero essere assunti 40 per sostituzioni e malattia e tutto è fermo. Le assunzioni sono slittate al prossimo mese, ma non è detto. Insomma, parliamo dell' unico servizio pubblico di cui l'Alto Adige non può menare vanto. È proprio così. È sette anni che la Provincia dice di voler assorbire il servizio postale, e anche il nostro direttore di filiale Unterkircher continua a dire che stiamo passando all'ente pubblico. Ma intanto resta tutto com'è». È notizia di ieri l'intenzione del governo Monti di accelerare la liberalizzazione del servizio postale. Che venga da lì la soluzione?

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