BOLZANO. Colpo a sorpresa sulla toponomastica. La Commissione dei Sei non ha diramato ieri la norma di attuazione, dopo il primo voto all’unanimità della scorsa seduta. Roberto Bizzo ha messo sul tavolo una serie di obiezioni, che hanno fatto saltare il tavolo. Dubbi sono arrivati anche da Brunhilde Platzer. A quel punto la Svp ha lasciato la seduta, proclamando «irricevibile» l’ultima richiesta di Bizzo di maggiore blindatura dei nomi italiani.

È stata ipotizzata una prossima seduta il 23 marzo, ma non è scontato. Il presidente della Commissione dei Sei Francesco Palermo è pessimista: «Ci incontreremo se ci saranno le condizioni. Non vedo più le condizioni per un accordo». Palermo ieri avrebbe potuto varare la norma con voto a maggioranza, scavalcando Bizzo, ma ha mantenuto l’impegno preso: «Questa norma si fa se solo c’è il consenso». Nella maggioranza del Pd , favorevole all’accordo, parlare di bufera è un eufemismo. «Bizzo è incomprensibile. Temo che abbiamo perso una occasione importante per la convivenza e i nomi italiani», commenta la segretaria Liliana Di Fede. Svp infuriata. Ma ci sono anche plausi e incoraggiamenti (vedi articolo sotto). Lo stop arriva dopo giorni di clamore nazionale sul tema toponomastica, con una petizione firmata da centinaia di senatori e deputati e prese di posizione di due ex presidenti della Corte costituzionale come Giovanni Maria Flick e Antonio Baldassarre.

Quello di ieri avrebbe dovuto essere un incontro di routine della paritetica (Palermo, Alfreider, Bizzo, Platzer, Steger e Zeller) per verificare la versione definitiva della norma e dell’elenco di nomi da allegare. Appuntamento alle ore 13.30.Dopo due ore, seduta ancora in corso. Alla terza ora l’intoppo era palese. La fumata nera è stata comunicata da Palermo alle 17.30.

Nelle quattro ore di riunione Bizzo e Platzer hanno ottenuto una serie di correttivi sulla relazione di accompagnamento e sulla versione definitiva dell’elenco di nomi. Poi lo scontro definitivo. Come chiesto da Bizzo nell’ultima seduta, Palermo aveva inserito nella relazione accompagnatoria una importante precisazione: i circa 8000 nomi italiani ufficiali (decreti Tolomei) vengono considerati bilingui fino a quando non verranno discussi dalla commissione di esperti, che valuterà se sono in uso nella lingua italiana o se devono restare solo in tedesco. Il cuore della norma di attuazione prevede l’introduzione del criterio dell’uso per ufficializzare la toponomastica.

Incassata la blindatura dei nomi italiani nella relazione, Bizzo ha chiesto ieri pomeriggio di inserire la medesima specificazione nella norma di attuazione. «Inaccettabile», hanno reagito Zeller, Alfreider e Steger. Ma Bizzo ha chiarito: «Così non voto». Perché questo cambio di rotta, dopo il voto a favore della scorsa seduta? Bizzo si è pentito del sì e cerca una scappatoia, per evitare di passare per l’affossatore della toponomastica italiana? «Non è questo», replica Bizzo, «Credevo che bastasse mettere in sicurezza i nomi nella relazione accompagnatoria, ma inquesti giorni mi sono confrontato e ho capito di essermi sbagliato. Ciò che vale giuridicamente è la norma, quindi la blindatura deve stare lì. La Svp accetta quelle righe nella relazione, ma non nella norma: ho svelato il trucco?». Palermo commenta: «Chiedere alla Svp di ufficializzare i nomi di Tolomei nella norma di attuazione è come metterle un dito nell’occhio. Ed è tutto politico, perché giuridicamente la Svp sa benissimo che i nomi di Tolomei sono ufficiali, non lo decidiamo noi con la norma». Palermo proverà a trattare ancora? «La norma di attuazione si sbloccherà solo se si tornerà all’accordo di due settimane fa. Il problema resta e diventerà più acuto e saranno gli italiani a rimetterci. Io ci ho provato, perché ci credevo, a costo di risultare impopolare. La Svp ora abolirà la legge provinciale del 2012 per non farsela bocciare dalla Consulta e vedremo». Daniel Alfreider attacca: «Giornata surreale. C’è qualcuno che non ricorda come ha votato due settimane fa. Se qualcuno pensa che una non soluzione sia la migliore soluzione, non ha capito nulla. C’è chi si tira indietro e chi, come la Svp, mantiene la parola, anche nei compromessi difficili».

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