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BOLZANO. Il caso «toponomastica» si aggroviglia. Mentre la vicenda viene coperta diffusamente dai media nazionali (articolo sotto, ndr), slitta la seduta della Commissione dei Sei ipotizzata per il 23 marzo. Il presidente della paritetica Francesco Palermo è stato impegnato per lavoro alcuni giorni all’estero. La sua assenza ha impedito ulteriori trattative, sia sulla norma di attuazione che sulle intenzioni dello stesso Palermo, incalzato dal pressing della Svp e del sottosegretario Gianclaudio Bressa perché metta ai voti la norma, anche in presenza di voto negativo di Roberto Bizzo e dell’eventuale «no» o astensione di Brunhilde Platzer.
Impegnato in Israele a discutere di «altre minoranze», Palermo ieri veniva cercato da Bressa, che conferma: «La commissione paritetica verrà convocata, certo che sì. Questa settimana o la prossima». Bressa torna ad attaccare Bizzo, che chiede di inserire nella norma la precisazione che i nomi della toponomastica italiana ufficiale (8.000 località) restano bilingui fino all’eventuale decisione di conservare solo il nome tedesco presa dall futuro comitato di tecnici. Bressa accusa: «Bizzo cerca solo l’incidente. Non gli interessa nulla dei nomi. Ecco perché, arrivati a questo punto, sostengo che la norma vada messa ai voti. Non è obbligatorio avere l’unanimità». Palermo finora ha rifiutato questa soluzione. E la segretaria del Pd Liliana Di Fede gli dà ragione: «Non sarebbe corretto lasciare una persona di valore come Palermo con il cerino in mano».
Bressa e il senatore Karl Zeller, componente della paritetica, introducono anche un’altra variabile. Così Bressa: «La giunta provinciale aveva dato il via libera alla norma. Non sarebbe male che anche il consiglio provinciale, che ha indicato Bizzo e Zeller nella Commissione dei Sei, si esprimesse».
È il medesimo scenario che viene lanciato da Zeller: «Sulla toponomastica non muoverò un passo in più, fino a quando non sarà risolto il caso di Bizzo. Con lui non parlo più. Siamo entrambi delegati dal consiglio provinciale. Cosa pensa l’aula? Prendano posizione». La Commissione dei Sei non coinvolge mai il consiglio provinciale nelle norme di attuazione. È una delle critiche che viene mosso al sistema della paritetica. Adesso viene chiamata in causa l’aula? «Finora mi sono mosso in linea con la maggioranza, credo. E Bizzo? Il “delegante”, cioè i consiglieri, si esprimano», risponde Zeller. Una mozione di sfiducia a Bizzo come commissario della paritetica è percorribile? Gli addetti ai lavori sono scettici. La materia non è disciplinata. Così Zeller: «Non sta a me dire al consiglio provinciale cosa deve fare. Ribadisco: starò fermo finché il Consiglio non mi dirà cosa si aspetta da me. E da Bizzo».
La Svp esclude invece l’ipotesi prospettata da una parte del Pd: dimissioni dei tre commissari Svp più Palermo. «La Sei è una sotto commissione della Commissione dei Dodici. Verrebbe fuori un caos fuori controllo», chiude il capitolo Zeller.
E Bizzo? Ammette il logoramento, dopo settimane nel frullatore. «La verità? Sono stanco. Ma non mollo. Non faccio politica da un giorno, capisco che la strategia sia proprio il logoramento». Dopo avere votato a favore della norma e poi posto una nuova richiesta, Bizzo potrebbe cambiare idea ancora? «Il problema non è Bizzo. Sarebbe troppo comodo, che fosse così. Il punto è che la norma di attuazione modifica lo Statuto. Chi è nella paritetica lo sa, ma preferisce dire che siamo di fronte a una interpretazione».
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