BOLZANO. Toponomastica, la Svp sbatte la porta in faccia al Pd. È durissima la reazione alla richiesta del Pd e di Francesco Palermo, presidente della Commissione dei Sei, di mediare ancora sull’elenco di nomi da accludere alla norma di attuazione. «Chi pensa di piegare la Svp non capisce di politica e conosce molto poco il mio partito. A questo punto per noi può saltare tutto e qualcuno, Bizzo, se ne assumerà le responsabilità», è la sentenza di Karl Zeller. «Approvare la norma senza alcun elenco sarebbe l’ipotesi migliore. Altre ipotesi sono approvare il vecchio allegato A o limare ancora la lista che ho proposto come compromesso», ha dichiarato Palermo lunedì dopo l’assemblea del Pd. I Democratici gli hanno dato mandato di riaprire le trattative con la Svp, un tentativo per tenere insieme il partito, visto che Roberto Bizzo, componente della paritetica, giudica non accettabile l’ultima versione dell’elenco dei nomi. Per la maggioranza del Pd è però chiaro che la priorità è approvare la norma di attuazione, giudicata «un passaggio storico» grazie al principio delle votazioni con doppia maggioranza. Ma la Svp reagisce con la massima durezza. Secchi Achammer e Kompatscher, e ancora di più Zeller nel ruolo del poliziotto cattivo.

Così il presidente Arno Kompatscher: «Per noi è inaccettabile la norma di attuazione senza elenco di toponimi. Deve essere chiaro che norma ed elenchi rappresentano già per noi un compromesso. Se ci viene chiesto di ridiscutere qualcosa, allora si deve ridiscutere tutto». La Svp prende posizione attraverso una nota ufficiale. «La Svp non è disposta a rinunciare agli accordi presi tra Durnwalder e Fitto e tra Durnwalder e Delrio», dice l’Obmann Philipp Achammer, «Ciò che era andato bene sia per un ministro del centrodestra, sia per un ministro del centrosinistra a livello statale deve essere accettato anche a livello locale.

Achammer invita il Pd a cercare una soluzione comune, «che trovi riscontro negli accordi già stipulati. La vicenda non deve essere subordinata ad un successo politico a breve termine oppure ai desideri di profilarsi di alcuni». Palermo ieri ha sondato ugualmente il terreno: «Proverò fino all’ultimo a cercare una soluzione. Ma su un tema così delicato non si possono fare forzature. Se ci si deve dividere, è meglio non votare la norma. Sarebbe una occasione persa». Zeller esce da ogni diplomazia: «Se non vale ciò che è stato firmato con due governi, allora non facciamo più nulla. Il meccanismo del voto con doppia maggioranza tra i membri della commissione di esperti non era previsto negli accordi con Fitto e Delrio. Abbiamo accettato di fare questo ulteriore passo, importante verso la comunità italiana. E adesso arriva Bizzo che vuole tenersi la doppia maggioranza e chiede di discutere sui nomi. Se pensa così, tratterà con qualcun altro. Chi vuole strafare non ha capito chi siamo. La Svp non umilierà l’ex presidente Durnwalder e l’attuale presidente Kompatscher, che ha lavorato sul secondo elenco di nomi. Eravamo vicini alla soluzione, mai stati così vicini. Bizzo si è assunto una responsabilità storica».

La Svp non tratterà più? «Non vogliono i nomi? Allora mollino la doppia maggioranza. Siamo capaci anche noi di fare i giochini politici, meglio di altri... Serve il consenso per un passo simile. Se il Pd non è in grado, non faremo nulla», risponde Zeller, «Per noi non era indolore riconoscere una parte della toponomastica di Tolomei. Andremo avanti a litigare sui nomi per altri70 anni e le cose non diventeranno più semplici». Messaggio chiaro. La palla torna nel campo nel Pd. ©RIPRODUZIONE RISERVATA