BOLZANO. Nessuna resa dei conti, per ora, sulla toponomastica. È stato teso, ma senza conseguenze immediate, il vertice di ieri tra Svp e Pd, chiesto dall’Obmann Philipp Achammer dopo la fumata nera in Commissione dei Sei sulla norma di attuazione, a causa di una nuova richiesta di blindatura dei toponimi italiani da parte di Roberto Bizzo.

La Svp non annuncia una mozione di sfiducia contro Bizzo come presidente del consiglio provinciale, che sarebbe la via più agevole per «punirlo». «Aspettiamo di vedere cosa accadrà nella seduta della paritetica del 23 marzo», precisa Achammer. Assente Bizzo da Bolzano, un suo chiarimento con il Pd è fissato per venerdì. «Processo senza confronto» è il suo commento su ieri.

Due cose ha messo in chiaro la Svp con il Pd ieri. Primo, «il testo della norma non si tocca di una virgola, ne abbiamo parlato per mesi. Non accettiamo ricatti». Posizione ribadita nel pomeriggio dalla Parteileitung. Secondo, ha sottolineato la Svp, Bizzo è un problema del Pd, cui spetta l’eventuale soluzione. Immediata la reazione del Pd, che si è riunito in una seduta allargata della segreteria con il presidente della Commissione dei Sei Francesco Palermo. Ne è uscito un documento di contestazione a Bizzo, accusato di comportamento altalenante e dare fiato «agli estremisti della destra italiana e tedesca». Toni alti, ma al momento siamo alla guerra dei nervi, anche perché la stessa maggioranza del Pd è divisa tra chi vorrebbe andare allo scontro finale, come Christian Tommasini («basta mediazioni, il Pd fissi una linea e la faccia rispettare») e Nadia Mazzardis, e chi, come la segretaria Liliana Di Fede mescola rabbia e realismo («comportamento inaccettabile, ma farne una vittima non ci porterà da nessuna parte»). Se Bizzo non lascerà prima il partito, la resa dei conti arriverà al momento delle decisioni sulle ricandidature.

IL VERTICE ALLA SVP. Tornato dal viaggio in Nepal, il presidente Arno Kompatscher è entrato ieri nella sede della Svp di pessimo umore per il caso «toponomastica. Con Kompatscher, Achammer e Dieter Steger (componente della Commisssione dei Sei). Per il Pd delegazione con Di Fede e Tommasini. È entrato anche Carlo Costa, atteso più tardi da Kompatscher per parlare di A22. Achammer e Steger ribadiscono: «La norma di attuazione è stato un compromesso, non faremo altre modifiche. Speriamo ancora di potere approvare il testo». Bizzo, sostenuto da un consenso trasversale, anche nella base del Pd, ha chiesto di inserire nella norma la precisazione che la toponomastica italiana ufficiale viene data come esistente fino al suo eventuale esame nella commissione di tecnici. Tolomei nella norma? Non sia mai, dice la Svp, che punta ancora a mettere in votazione la norma nella seduta del 23 marzo, mettendo in minoranza Bizzo ed eventualmente Brunhilde Platzer. Ma Palermo ieri ha ribadito il suo scetticismo su questa linea. E la pensa così anche Di Fede: «È una norma basata sulle decisioni prese senza che un gruppo prevalga sull’altro. Sarebbe una contraddizione vararla senza il consenso di tutti. Lo dico con dolore, perché ci credevo».

IL DOCUMENTO PD. Questa la presa di posizione della segreteria del Pd. Viene riconosciuto «il diritto di votare secondo coscienza su tematiche fondamentali», ma «si contesta tuttavia al consigliere Bizzo di non aver mai condiviso nelle sedi di partito il suo mutato orientamento. Orientamento che anzi Bizzo fino a pochi mesi fa esplicitava come perfettamente in linea con quello del Partito democratico. Era suo compito seguire, presidiare e spiegare internamente l'evoluzione del lavoro della commissione, come del resto ha fatto costantemente il senatore Francesco Palermo». Si contesta, altresì, a Bizzo «di aver cambiato ripetutamente idea sull'argomento, seminando all'interno del Pd e dei suoi aderenti e simpatizzanti una assurda confusione». Un balletto incomprensibile, viene riassunto, «che mortifica non solo la linea della convivenza, ma dà fiato alle forze estremiste della destra tedesca e italiana».

LA VOCE DI CARAMASCHI. Il sindaco Caramaschi interviene sul tema toponomastica: «Tutto dipende dalla conoscenza del toponimo e dall'uso corrente che se ne fa. Laddove tali nomi sono entrati nell'abitudine quotidiana dei cittadini, anche degli altoatesini di lingua italiana, credo davvero non abbia senso andare a cancellarli o modificarli. Laddove invece vi sono microtoponimi in disuso o non tradotti in italiano, credo possano rimanere monolingui».

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