PHOTO
BOLZANO. Troppo clamore nazionale sulla toponomastica. E così il ministro Enrico Costa, finora non coinvolto nella discussione sulla norma di attuazione, convoca a Roma la Commissione dei Sei. L’appuntamento di giovedì apre spiragli sul testo? Ci spera Roberto Bizzo (Pd), componente della commissione paritetica, che nella seduta di venerdì ha tentato inutilmente di portare avanti alcune modifiche per garantire un maggiore potere di decisione del gruppo italiano sulla propria toponomastica.
Confida nel ministero anche Michaela Biancofiore (Forza Italia), che nei giorni scorsi ha inviato messaggi a Renzi e ieri ha cercato Costa: «Tutto il pressing è servito. Se Costa si è mosso, significa che al governo si sono accorti che la situazione stava scappando di mano, che non basta delegare tutto al sottosegretario Bressa... Ho scritto a Renzi di stare attento, di non svendere ancora una volta la comunità italiana alla Svp per una manciata di voti. A Costa dico la stessa cosa: va rispettato lo Statuto, che prevede l’obbligo del bilinguismo. Altro non è dato. E resta il mio appello al presidente Mattarella».La deputata chiama in causa il ruolo della Commissione dei Sei e dei Dodici: «Presenterò un disegno di legge per l’abolizione delle commissioni paritetiche, che sono incostituzionali e che avrebbero dovuto in origine varare solo quattro norme di attuazione, mentre siamo arrivati a oltre 200, che hanno fatto dell’Alto Adige uno Stato nello Stato».
LE PROPOSTE DI MODIFICA. Bizzo è soddisfatto del testo uscito dalla Commissione dei Sei: «Se è servito oltre un anno, significa che i componenti italiani non hanno accettato tutto ciò che è stato messo sotto il loro naso». E tuttavia Bizzo prova a ottenere una modifica al testo. Il presidente del consiglio provinciale ha avuto diversi colloqui con esponenti politici e non politici. C’è stata anche una lunga chiacchierata con Alessandro Urzì (Alto Adige nel cuore). La bozza di norma di attuazione prevede che il Comitato cartografico provinciale, che avrà un ruolo chiave nella scelta dei toponimi, decida a maggioranza assoluta: se saranno quattro componenti (due del gruppo italiano e due del gruppo tedesco), serviranno tre voti. Chiarisce Bizzo. «È già importante che nessuna decisione potrà essere presa da un gruppo a scapito dell’altra. Il passo successivo dovrebbe essere la formula più giusta per garantire che la decisione sui toponimi in italiano venga presa con l’unanimità dei tecnici del gruppo italiano e viceversa». La modifica è imprescindibile, secondo Urzì: «Mettiamola così: al gruppo tedesco fa piacere che sui toponimi tedeschi si decida con il voto di due italiani e un sudtirolese? Lo escludo. Va trovato un meccanismo perché ogni gruppo abbia la parola decisiva sulla propria toponomastica». (fr.g.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA


