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BOLZANO. La norma di attuazione sulla toponomastica è nell’angolo. Ieri è stato il giorno della rabbia Svp per le richieste portate da Roberto Bizzo mercoledì nella Commissione dei Sei. L’Obmann Philipp Achammer ha chiamato la segretaria del Pd Liliana Di Fede, chiedendo un incontro urgente di chiarimento. Appuntamento fissato per lunedì. Delegazioni non ancora definite. Non si sa se verrà invitato anche Bizzo per chiarire la propria posizione. E nel Pd la maggioranza non difende certo il proprio rappresentante nella paritetica. «Bizzo non ci ha avvisati delle nuove richieste, non è il modo di comportarsi», commenta Liliana Di Fede. «Voglio capire cosa è accaduto», aggiunge l’assessore Christian Tommasini. Bizzo dice: «Certo che serve un chiarimento nel Pd». Achammer a margine del consiglio provinciale ieri è stato chiaro: «È inaccettabile come non si sia arrivati a una decisione dopo il voto unanime sull’accordo nella seduta di due settimane fa. Un comportamento inaccettabile nella forma e nella sostanza. Chiediamo un chiarimento a Bizzo e al Pd». Mentre il presidente della Commissione dei Sei Francesco Palermo e Liliana Di Fede vedono nero sulla norma di attuazione, Achammer lascia aperta una possibilità: «Vogliamo arrivare a un accordo. Altrimenti ci saranno le conseguenze». La minaccia è una crisi di giunta tra Svp e Pd? Così Achammer ha risposto alla domanda: «Aspettiamo di vedere come procede ». Ieri circolava di nuovo la voce di una possibile mozione di sfiducia a Bizzo come presidente del consiglio provinciale. «La Svp non si fida più di lui», dicono nel Pd, ma sono i primi a rendersi conto che cacciare Bizzo come punizione significherebbe farne definitivamente il «martire» della toponomastica, immolato per il gruppo italiano... Bizzo ieri ha rivendicato il comportamento nella Commissione dei Sei: «Ho chiesto di inserire nella norma di attuazione la precisazione che tutti gli 8 mila toponimi italiani ufficiali restano bilingui fino a una eventuale decisione diversa della futura commissione dei tecnici. Molto correttamente il presidente Palermo l’aveva inserita nella relazione accompagnatoria, che non ha però valore giuridico. Ciò che conta è la norma e il senatore Zellar lo sa bene, Infatti la Svp era d’accordo di inserire quelle righe nella relazione e gridano allo scandalo se pongo il tema della norma». Di Fede traduce: «Come si fa a chiedere alla Svp di citare nella norma di attuazione i decreti Tolomei?». Bizzo replica: «Basta un riferimento alla sentenza recente della Corte costituzionale, non serve citare Tolomei». La Svp potrebbe insistere, come ha fatto mercoledì, perché Palermo convochi la paritetica il 23 marzo e metta ai voti la norma, approvandola non all’unanimità. Il via libera consensuale era una condizione posta anche dal ministro Costa. Ieri ancora una pioggia di commenti. Alessandro Urzì (Alto Adige nel cuore) accusa: «Il Pd ha un dovere assoluto, fare rispettare lo Statuto». Secondo Urzì una norma di attuazione è possibile: «Si fissi nella norma l’esistenza dei toponimi italiani e su quella base si può discutere la revisione di nomi esistenti». Michaela Biancofiore (FI) lancia un appello: «La Svp la smetta con le provocazioni su temi sensibili. Occupiamoci dei problemi delle persone». Gelida con Bizzo la vice segretaria del Pd Nadia Mazzardis: «Mi sono sentita presa a pesci in faccia come cittadina che da 20 anni lavora sulla convivenza, consapevole che lo stare insieme vada tessuto con il filo di seta, sottile, prezioso, che ha bisogno di un lavoro lento e costante. Bizzo ha votato senza condividere una virgola del suo pensiero con il Pd».
Questa sera intanto alle ore 19 al Circolo della Stampa in via Vanga 22, Alleanza per l’Alto Adige organizza un incontro col senatore Palermo.
(fr.g.)
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