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CRACOVIA. Me lo avevano detto, all'inizio del viaggio, che non sarei mai scesa da questo treno.
La Polonia ci ha uniti, ci ha fatti piangere e ridere ma soprattutto ci ha fatto riflettere.
Oggi abbiamo parlato insieme – anche con i ragazzi delle altre regioni – di quello che abbiamo visto domenica, ad Auschwitz. A volte tirare fuori i propri pensieri e farli sentire a tutti è molto difficile. Ci si sente giudicati, si ha paura che ci venga affibbiata qualche etichetta scomoda e appiccicosa.
Invece oggi molti hanno avuto il coraggio di parlare, di non nascondere le proprie emozioni, anche se stavamo parlando di un argomento toccante e difficile come i campi di concentramento.
Uno degli obiettivi di «Promemoria Auschwitz» è costruire una memoria che funzioni nel futuro: ricordare per agire, per riconoscere tutti i piccoli passi che portano a grandi conseguenze.
Oggi ho sentito parlare ragazzi maturi e consapevoli, che hanno compreso il motivo per cui siamo venuti fino a qui: far sì che non succeda di nuovo, che nessuno venga arginato dall'ignoranza e dal più becero egoismo.
Sentire i loro discorsi mi ha dato un po' di speranza. Non che io adesso abbia piena fiducia nell'umanità, siamo naturalmente ancora molto lontani da un futuro di pace.
Eppure, passo dopo passo, forse potremmo arrivarci un po' più vicino.
Domani risaliremo su quel treno. Ci riporterà indietro cresciuti. Siamo più sensibili ma al contempo più forti: citando Vasco Brondi, "è un superpotere essere vulnerabili".
Domani risaliremo su quel treno, e spero di non scendere mai.
*4M, Liceo Pascoli
La Polonia ci ha uniti, ci ha fatti piangere e ridere ma soprattutto ci ha fatto riflettere.
Oggi abbiamo parlato insieme – anche con i ragazzi delle altre regioni – di quello che abbiamo visto domenica, ad Auschwitz. A volte tirare fuori i propri pensieri e farli sentire a tutti è molto difficile. Ci si sente giudicati, si ha paura che ci venga affibbiata qualche etichetta scomoda e appiccicosa.
Invece oggi molti hanno avuto il coraggio di parlare, di non nascondere le proprie emozioni, anche se stavamo parlando di un argomento toccante e difficile come i campi di concentramento.
Uno degli obiettivi di «Promemoria Auschwitz» è costruire una memoria che funzioni nel futuro: ricordare per agire, per riconoscere tutti i piccoli passi che portano a grandi conseguenze.
Oggi ho sentito parlare ragazzi maturi e consapevoli, che hanno compreso il motivo per cui siamo venuti fino a qui: far sì che non succeda di nuovo, che nessuno venga arginato dall'ignoranza e dal più becero egoismo.
Sentire i loro discorsi mi ha dato un po' di speranza. Non che io adesso abbia piena fiducia nell'umanità, siamo naturalmente ancora molto lontani da un futuro di pace.
Eppure, passo dopo passo, forse potremmo arrivarci un po' più vicino.
Domani risaliremo su quel treno. Ci riporterà indietro cresciuti. Siamo più sensibili ma al contempo più forti: citando Vasco Brondi, "è un superpotere essere vulnerabili".
Domani risaliremo su quel treno, e spero di non scendere mai.
*4M, Liceo Pascoli


