BOLZANO. Porte girevoli ieri al Laurin. Al bar si sono incrociati e stretti la mano i due candidati che almeno sulla carta potrebbero andare al ballottaggio: Mario Tagnin di Uniti per Bolzano - sostenuto dal governatore della Liguria e consigliere politico di Berlusconi Giovanni Toti e dal leader della Lega Matteo Salvini - e Renzo Caramaschi, per il quale si è speso il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Grande fair play, almeno faccia a faccia, ma in conferenza stampa non sono mancate le stoccate. «Al ballottaggio - argomenta Tagnin - vorrei sfidare proprio Caramaschi, perché è giusto che gli elettori possano scegliere tra due mondi diversi, due modi alternativi di vedere la città. Noi, di sicuro, vogliamo cambiare radicalmente rispetto al passato e non dobbiamo tirarci dietro un pesante carrozzone, cosa che invece deve fare il Pd».

A caricare di importanza il voto altoatesino è stato il forzista Toti. «Bolzano domenica apre le danze delle elezioni comunali di questa primavera e in qualche modo darà un’idea del clima politico di questo momento».

«A Bolzano - ha sottolineato Toti - il centrodestra ha dimostrato una notevole capacità di rinnovamento». Sul recente strappo con la deputata Michaela Biancofiore, ha spiegato che «in un partito si discute fino all’ultimo minuto, poi però tutti si devono adeguare e remare nella stessa direzione. A Roma avrei preferito un'altra soluzione, ma per questo non ho portato via il pallone dal campodell'oratorio».

Toti, colpito dai ripetuti interventi in tedesco di Tagnin, ha detto a chiare lettere di «avere a cuore il rapporto con la Svp, autonomista come noi. Renzi, al contrario, è un centralista convinto».

Salvini, reduce dalla visita al Brennero, ha provato ad agitare lo spauracchio dei migranti: «Con un sindaco di sinistra avreste la città piena di profughi che l’Austria è pronta a respingere per le scelte assurde di Renzi. Il disastro va messo in preventivo». Sul tema migranti Toti ha ricordato anche la linea dura dell’Australia. «Va rispettata. E non si può per questo parlare di razzismo: vogliamo una legge uguale per tutti. Anche al Brennero».

L’ex consigliere provinciale Donato Seppi ha rimarcato invece «i danni fatti dal tandem Holzmann-Biancofiore: i due, dopo aver litigato 15 anni, hanno impiegato 15 secondi per non aderire all’unica proposta seria, la nostra».

L’unico momento di imbarazzo (vero) è stato quello sul tema autodeterminazione, che per anni ha diviso Alto Adige nel cuore e Unitalia dalla Lega Nord. Ieri è stato bravo Tagnin a «silenziare» perfino il leader del Carroccio, che sul tema ha un approccio notoriamente diverso da Urzì e Seppi. «Qui si tratta - ha detto Tagnin - di governare la città in modo diverso da chi l’ha fatto finora. Per le frizioni etniche non c’è più posto». Alessandro Urzì ha rintuzzato le critiche (sorvolando sugli scontri con Fugatti in Regione) facendo riferimento ad un «progetto vincente e più ampio da portare avanti anche in ambito provinciale». Motivata e fiduciosa anche l’eurodeputata Elisabetta Gardini, capace di relegare ad un ruolo di secondo piano l’ormai ex amica Michaela Biancofiore.

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