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BOLZANO. «L'avventura in Slovacchia è iniziata otto anni fa e Giovanni si era subito appassionato a quella nuova sfida. Seguiva in prima persona l'azienda e in genere una volta o due volte al mese era lì, per qualche giorno». Così Gianfranco Bergamaschi, imprenditore con importanti interessi fino a qualche anno fa nel settore delle pulizie e della ristorazione, ricorda l'amico e socio Giovanni Bordin, 64 anni - residente con la moglie Annalisa Franch, pediatra, e i due figli Francesco e Chiara in via Rosmini - l'agronomo, vittima lunedì pomeriggio di un tragico incidente a Zalaba, un paesino nella parte sud della Slovacchia al confine con l'Ungheria, dove c'è l'azienda agricola aperta nel 2006 dai due bolzanini. Tutto è avvenuto in quel tratto di strada, quattrocento metri non di più, che separano la casa, dove Bordin alloggiava, e l’azienda. Una striscia d’asfalto, attraversata dai binari della ferrovia: il passaggio a livello non è custodito e l’arrivo del treno è segnalato da un semaforo e da una campanella.
L’imprenditore quel tragitto l’aveva fatto altre centinaia di volte: lunedì non si è accorto dell’arrivo del treno. Molto probabilmente è stata proprio l’abitudine o un attimo di disattenzione a tradirlo.
Resta il dolore della famiglia alla quale era molto legato e degli amici.
«Quando l’ho saputo l’altra sera - racconta Bergamaschi - all’inizio ho pensato che ci fosse un errore, poi ho sperato che non fosse vero. Alla fine ho dovuto arrendermi: era proprio Giovanni».
Nato in mezzo ai meleti della Val di Non, figlio di due maestri che per anni hanno insegnato a Lana, titolare della “Agri import”, Bordin si era lanciato con entusiasmo nel progetto slovacco.
«Assieme - ricorda l’amico e socio - avevamo deciso di approfittare dei fondi dell’Unione europea a favore di iniziative imprenditoriali in Paesi in via di sviluppo come appunto la Slovacchia che, soprattutto in certe zone, è indietro rispetto a noi di 50-60 anni. Abbiamo acquistato 130 ettari, di cui solo la metà però coperti da impianti, coltivati a mele, albicocche e ciliege. Il terreno è molto fertile e la produzione destinata in gran parte al mercato interno».
Bordin era a Zalaba da qualche giorno e sarebbe rientrato presto a Bolzano, visto che la raccolta delle mele era già terminata e quindi non c’era più molto da fare. Ma l’agronomo aveva in testa una serie di progetti da attuare: era convinto che l’azienda slovacca avesse delle potenzialità da sfruttare e per questo era sempre alla ricerca di nuovi mercati dove esportare i prodotti.
«Giovanni aveva uno spirito molto competitivo: era così nello sport come in azienda. Uno abituato da sempre a lavorare sodo: alle cinque del mattino spesso e volentieri era già in piedi, attaccato al computer». Coordinava da Bolzano una decina di persone che lavora a tempo pieno nell’impresa slovacca. Un numero che aumentava notevolmente durante il periodo del raccolto.
Appassionato di nuoto e di corsa, lo sport che più amava ero sci. Una passione contagiosa che aveva trasmesso ai figli Chiara e Francesco, entrambi studenti all’università di Pavia. Umberto Minguzzi, a lungo presidente del glorioso Sci club Libertas, ricorda Giovanni sulle piste da sci, in particolare a Carezza dove la famiglia ha la casa, sempre assieme a Chiara e Francesco.
«Soprattutto la ragazza - dice Minguzzi - era una promessa e lui era orgoglioso quando con grinta e classe la vedeva scendere tra i pali».


