BOLZANO. Il 12 maggio del 1985 era la festa della mamma e il Msi passava da 3 a 11 consiglieri. «Una botta», dice adesso Marcello Ferrari. E ricorda: «Divenni sindaco ma mi accorsi subito che era quasi impossibile fare una maggioranza. Andammo avanti chiedendo aiuto a Lettieri...». Mutatis mutandis, ora c'è Gennaccaro a salvare i numeri. Nel 1985 erano ancora vivi la Dc, Langer, il Pci. Un altro mondo? No, il nostro. Drammaticamente immutato. «Perchè dopo 30 anni - sibila lo storico Giorgio Delle Donne - siamo ancora qui. Spaccati in due. E i democristiani, i comunisti prima e adesso il Pd con tutta la sinistra continuano a parlare di fascisti. Dimostrando di non averci capito nulla».

Al ballottaggio, Renzo Caramaschi è passato dal 70% dei consensi in Centro-Sant'Osvaldo, al 60% a Gries, al 50% a Oltrisarco, precipitando poi al 40% a Europa-Novacella e ancor meno a Don Bosco. «Forse - aggiunge un altro storico, Andrea Di Michele - alla questione etnica dobbiamo iniziare ad aggiungere anche una vecchia categoria del pensiero politico: la questione sociale. O di classe. Perché è indubbio che nei quartieri sono stati concentrati i problemi, dalle case popolari, alle abitazioni degli immigrati e a nord invece, solo le belle cose, dai musei al mercatino». Col sospetto, insinua Delle Donne «che la Svp abbia molto lavorato perché le cose andassero così...». Il confine invisibile si è comunque cristallizzato e via Druso è il nostro muro di Berlino. Da cui si transita di qua e di là pensando di essere sempre in uno stesso luogo, ma non è così. Non lo è dal 1985. Il 13 maggio il giornale scriveva: «La marea nera sale dai quartieri rossi e arriva a lambire il municipio». Anche oggi sale da lì. Ma non è nera la marea: è grigia. Sembra intrisa di malinconia, come quando si diventa vecchi e non cambia nulla. Tanto che si salda a quella del non voto, un fenomeno ormai strutturale il quale, più che di protesta, odora di rassegnazione: su 79 mila aventi diritto hanno votato in 33mila. E dunque in 46 mila, più di mezza Bolzano, sono andati per i fatti loro. Per lo storico gli unici a capirci qualcosa sembrano quelli della Svp: «In campagna elettorale Baur ha parlato non più di fascisti, nazionalisti o altro ma di "moderati». In sostanza voleva dire "italiani". E ha proposto, certamente pro domo sua, una riconciliazione». Per l'ex sindaco Bolzano è invece una "città malata che vive, al massimo, una apparentemente infinita convalescenza. Non comunica, è poco ottimista. Italiani da una parte, tedeschi dall'altra. Borghesia e popolo non necessariamente tagliati etnicamente ma sempre senza tanto da dirsi. E chi sta di là pensa che nulla potrà cambiare. E così aumenta la frattura tra chi ha molto e chi ha meno». Una frattura «che corrispondeva a quella che corre tra italiani e tedeschi e che oggi taglia la città tra chi non ha il potere da chi lo ha. Naturalmente con e per merito dei tedeschi», aggiunge Delle Donne. Una volta, solo qualche anno fa si chiamava "disagio degli italiani". Si sono fatte innumerevoli analisi politiche del fenomeno ma nessuna di tipo antropologico. Si è guardato soltanto alla impresentabilità dei simboli (prima il Msi ora CasaPound), al loro essere politicamente scorretti, più che alla continuità del segnale sociale, etnico e identitario. Questa frattura, per Delle Donne, va fatta risalire ai primi decenni di gestione dell'apparato autonomistico e cioè «ai concorsi pubblici senza italiani, alle case assegnate con punteggi impossibili, insomma allo stile Benedikter, solo risarcitorio e non territoriale. Improvvisamente una intera comunità che era orgogliosa della propria identità popolare e non solo italiana, che viveva serena alle Semirurali e lavorava nelle fabbriche e nei negozi, si è sentita non più sicura a casa propria». E, visto che tutte le famiglie infelici si assomigliano ma ogni famiglia infelice lo è a modo suo (Tolstoj), le ragioni sono tante: la crisi dell'industria (nelle grandi fabbriche lavoravano 10mila persone, quasi tutti italiani allora), la proletarizzazione del ceto medio, la crisi economica, la proporz, Bolzano che perde 10mila abitanti e li recupera solo con gli immigrati (15mila). La crisi dei partiti. Ma solo italiani. «Perché dal '48 - ricorda Delle Donne- la Svp è l'unico che non ha cambiato ne nome ne simbolo». E che "sceglie il proprio partner o prima o al ballottaggio". Dunque, per tutti, andrebbero avviate politiche che non nascondano la polvere sotto il tappeto. E se dopo 30 anni Bolzano è ancora due città in una, le colpe e le ragioni vanno cercate in più luoghi e non solo in quelli dove si sono cercate solo risposte rassicuranti.