CRACOVIA (POLONIA). Promemoria_Auschwitz è al suo terzo giorno di viaggio. Dopo esserci sistemati negli ostelli e aver imparato a conoscere Cracovia siamo pronti a ripercorrere la storia della città durante la seconda guerra mondiale. A turno ognuno dei quindici gruppi da cinquanta persone ha visitato il quartiere ebraico, il ghetto, la Piazza degli Eroi e il museo della Ex-fabbrica di Oskar Schindler.

Abbiamo letto di questi posti nei libri, molti di noi li hanno già studiati a scuola ma senza rendersi mai conto fino in fondo della realtà di questi posti. Delle splendide gesta di Oskar Schindler e delle terribili scelte a cui sono stati costretti gli ebrei di Cracovia quando vennero rinchiusi nel ghetto.

Una valigia da 25 chili e tre giorni di tempo per scegliere cosa farci stare dentro. Lì dentro doveva stare tutto ciò che una famiglia ebraica poteva tenere. Il resto dei beni venduti, insieme alle loro libertà.

Ascoltando i racconti delle guide e osservando quel muro dalle forme somiglianti a lapidi ci siamo chiesti cosa avremmo fatto stare noi nella nostra valigia. Alla paura che avremmo avuto, alle sensazioni che avremmo provato. E allora ci ricordiamo qual è il nostro compito: tornare a casa carichi di queste esperienze di terrore per poter trasmettere agli altri il nostro disprezzo per gli errori compiuti dalla razza umana nel passato. Perché tutto ciò non avvenga più occorre però trovare degli strumenti per diffondere il nostro pensiero.

Uno di questi è stato il cinema: camminando tra le ambientazioni di Schindler’s List e visitando la fabbrica ci siamo accorti che il cinema non è solo intrattenimento: che parte della consapevolezza dell’umanità sulla tragedia della Shoah è dovuta a registi come Spielberg e Polanski, o anche a scrittori come Primo Levi e Hannah Arendt. Viene scontato quindi comprendere l’importanza dell’arte e della cultura in generale per sconfiggere l’indifferenza. Mentre scrivo sono appoggiato su un tavolino del bar del museo di Schindler che è decorato con copie della sceneggiatura del film capolavoro del regista americano. A fianco in una teca di vetro c’è lo strumento simbolo del cinema: il ciak a strisce bianche e nere che riporta il titolo di «Schindler’s List», la scena e il numero del nastro. Un professore di Livorno che fa da accompagnatore del gruppo della Toscana si siede a fianco a me. Si consulta con gli altri tutor del viaggio mentre racconta della forte reazione emotiva che ha avuto un suo alunno dentro al museo. «Ho fatto il possibile per prepararli, ma finché non sei qui non puoi mai sapere... Mi dispiace vederli soffrire, ma tutto sommato credo sia giusto così, ognuno di noi reagisce in un modo diverso, a me Auschwitz ha cambiato la vita, ha cambiato me stesso».

È estremamente difficile descrivere cosa stimoli dentro ognuno di noi questo viaggio, ma se c’è una cosa di cui sono fortemente sicuro, è che tiri fuori da ognuno di noi una fortissima umanità. Empatia, consapevolezza di essere parte di una comunità oltre che singoli individui. È un’esperienza unica, che stiamo vivendo giorno per giorno. Questa sera assisteremo a uno spettacolo sul conflitto bosniaco, domani la visita ai campi. Il nostro viaggio continua.

*reporter Promemoria Auschwitz (1/segue)