SALORNO. L’attivazione a Cadino, nel comune trentino di Faedo, del contestato impianto di “digestione anaerobica a secco per il trattamento dei rifiuti”, ovvero il più velocemente detto biodigestore, è sempre sub judice, per effetto dell’impugnazione davanti al Consiglio di Stato esercitata dalla concessionaria Rotalnord, dopo la sentenza sfavorevole emessa del Tar (Tribubnale amministrativo regionale) di Trento. Nel frattempo però l’amministrazione comunale di Salorno, che da sempre non vede di buon occhio la vicinanza dell’impianto, ha raggiunto un accordo operativo con il Comune di Faedo, accordo che dovrebbe permettere di risolvere almeno provvisoriamente il problema di quella “fastidiosa presenza” e di evitare nuove tensioni fra amministrazioni comunali.

L’accordo è stato annunciato dall’avvocato Federico Fava che ha curato istanze e interessi del Comune di Salorno. L’intesa prevede in particolare che un delegato del Comune di Salorno possa accedere periodicamente all’impianto in questione, ovviamente solo per le tematiche legate all’ambiente e alla produzione di odori

L’accordo - ha puntualizzato l’avvocato Fava - non è ancora esecutivo ed è stato fatto solo in via preliminare, ma un po’ tutte le parti in causa (ad eccezione della Rotalnord che ovviamente tutela la propria attività commerciale) lo considerano un buon compromesso.

«L’accordo - ha poi puntualizzato ieri l’avvocato Federico Fava - è subordinato alla condizione che i provvedimenti divengano definitivi».

Dunque si dovrà attendere l’esito del ricorso della concessionaria Rotalnord al Consiglio di Stato. Nel frattempo però è stato messo in pista un accordo provvisorio che prevede come detto il diritto di verifica e controllo di un addetto del Comune di Salorno, la fornitura di energia prodotta dall’impianto ad alcune strutture comunali di Salorno e la garanzia che i camion diretti all’impianto non transitino sulla statale 12 ma sulla strada di Mezzolombardo.

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