BOLZANO. Auto, oh cara. È il mezzo più usato, in fondo perché più comodo. Poi, certo, il 44% degli altoatesini sarebbe disponibile a usare di più i mezzi pubblici. Sarebbe. Poi ci sono i limiti, ad esempio quelli del treno. Uno di questi, l'assenza, molto sensibile a Bolzano, di parcheggi per le due ruote a ridosso delle stazioni. I quali rappresentano il maggior incentivo ad usare proprio il treno. A tal punto da essere disposti a pagare, circa 30 euro all'anno, per usufruire di uno stallo nei pressi del punto di arrivo del mezzo.

Così che, alla fine della lunga e articolata indagine Astat sui trasporti e la relativa potenzialità viabilistica, risulta questo: l'auto è il mezzo più impiegato dalle persone di età compresa tra i 14 e gli 84 anni. Praticamente tutti, tranne gli infanti. Il 42% la usa tutti i giorni, domeniche comprese, il 33% uno o più giorni alla settimana e solo il 17% rivela «lo faccio più raramente». Tanto che, sempre a Bolzano, per dire di un ulteriore limite, una buona percentuale giudica le fermate degli autobus non ubicate in luoghi funzionali ai propri spostamenti.

Risultato: pur registrando rispetto al 2022 un lieve incremento, soprattutto nel circuito urbano, di autobus e in quello extra del treno, il loro impatto sulla mobilità complessiva risulta in sostanza sempre fermo ai dati generali del passato. Più inquieto il fruitore di bicicletta, il quale segna la sicurezza come elemento decisivo per sceglierlo sempre e la presenza di ciclabili protette come aspettativa rispetto al futuro. Si sposta con la bicicletta tradizionale almeno un giorno alla settimana il 24% della popolazione e con quella elettrica il 15%, percentuale superiore a quella di scooteristi e motociclisti (8%).

Dei mezzi pubblici, l'autobus urbano è il più utilizzato: il 20% della popolazione lo prende almeno una volta alla settimana. Seguono l'autobus extraurbano (14%), il treno (11%) e la funivia (4%).

«Ma la questione, guardando in particolare a Bolzano, che ha il maggior numero di abitanti e di attività concentrate - commenta Stefano Fattor - è la presenza di una enorme zona industriale, elemento unico nel territorio, che movimenta dai 160mila ai 180 mila veicoli al giorno». Privati e su gomma, naturalmente. E qui l'assessore comunale aggiunge: «Difficile fare andare in bici o in treno o sul bus, un carico di vetro o i pacchi da consegnare. Senza una radicale trasformazione viabilistica e urbanistica, Bolzano resterà schiava dall'auto».

E senza alcuna circonvallazione per assorbire le 100mila macchine in uscita. Le quali vengono usate per lo stesso motivo: a Bolzano il conducente lavora e lo fa spesso in aree poco servite dal mezzo pubblico. Tra orari e trasporto merci. Nel caso dell'autobus urbano le risposte relative ai motivi di insoddisfazione sono molto polarizzate: si concentrano principalmente sulla mancanza di puntualità (58% delle persone insoddisfatte) e sull'eccessivo affollamento (57%). Certo, la spinta politica da parte della Provincia e delle istituzioni verso il pubblico è notevole, ma orografia e geografia del territorio sono elementi difficilmente scalfibili, come pure l'assenza di infrastrutturazioni alternative alle attuali, come metrobus esteso o tram. Resta la bici, mezzo amato dai cittadini per le brevi distanze.

E qui interviene Daniel Alfreider, storico sostenitore dei parcheggi di interscambio, che ancora, a Bolzano, non si vedono: «È indispensabile, in prossimità delle stazioni o delle fermate avere stalli protetti e organizzati». E questo, per l'assessore provinciale alla viabilità, è una condizione che, quasi da sola, potrebbe contribuire ad alzare visibilmente il tasso d'uso del mezzo treno, in particolare, oppure del bus. «Ma senza infrastrutturazioni e azioni extra comunali - insiste Fattor - scordiamoci che l'auto come mezzo privilegiato, molli la presa sui bolzanini e soprattutto sui pendolari». P.CA.