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BOLZANO. Due pesanti violazioni del codice della strada ed il presunto spostamento della vettura in una posizione più arretrata prima dell’arrivo dei carabinieri che effettuarono i rilievi di legge. Sono le contestazioni avanzate nei confronti della donna di 36 anni che si trovava alla guida della Chevrolet Matiz coinvolta nel tragico incidente di Vadena (località Birti) costato la vita a Davide Simoni di 17 anni. L’inchiesta penale, per omicidio colposo, è affidata al sostituto procuratore Sara Rielli che proprio ieri mattina ha nominato il proprio consulente tecnico.
Sarà l’ingegner Antonio Pietrini, analista specializzato nella ricostruzione di incidenti stradali, a dover indicare al magistrato la dinamica esatta della tragedia partendo ovviamente dai rilievi dei carabinieri sul luogo del sinistro. Alla donna che si trovava alla guida dell’autovettura sono state inflitte due contravvenzioni che lasciano presupporre precise responsabilità per quanto accaduto. La prima sanzione riguarda la mancata precedenza nei confronti del motociclista. La seconda contravvenzione è invece stata inflitta per guida contromano in quanto l’utilitaria ha impegnato l’incrocio dell’incidente completamente sulla corsia di sinistra della carreggiata di provenienza (come dimostrerebbero le foto dei carabinieri agli atti dell’indagine). Una manovra maldestra che ha finito per tagliare la strada in maniera ancora più netta alla vittima. Davide Simoni non ha avuto nemmeno il tempo di tentare una frenata o di evitare l’ostacolo con uno “scarto”. Ovviamente il consulente della Procura (al momento non si hanno notizie se anche la difesa procederà alla nomina di un esperto) dovrà anche cercare di stabilire la velocità della vittima che si trovava in sella propria moto acquistata solo qualche giorno prima. Nel punto dell’incidente il limite di velocità è di 40 chilometri orari. È probabile che Davide Simoni stesse viaggiando ad una velocità superiore ma il consulente dovrà anche cercare di stabilire se una velocità inferiore a quella reale avrebbe potuto evitare la tragedia. Il fatto che la moto ed il corpo della vittima non siano stati sbalzati a distanza di metri lascia ipotizzare una velocità non certo estrema. Ultimo particolare: agli atti dell’inchiesta vi sono le deposizioni di alcuni testimoni che hanno riferito che la guidatrice della Chevrolet avrebbe spostato indietro di circa un metro la vettura prima dell’arrivo dei carabinieri.
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