MERANO. Aspettò l'ex fidanzata nel garage dell'albergo della Val Venosta dove la donna lavorava e la aggredì da dietro con un immobilizzatore elettronico facendole perdere i sensi.

Ad agire fu uno stalker ungherese, che non si rassegnava alla fine della relazione sentimentale. Dopo circa sei mesi di custodia cautelare l'uomo ha affrontato il procedimento penale in sede preliminare ed ha patteggiato davanti al giudice Walter Pelino 2 anni di reclusione con i benefici di legge per atti persecutori. Gli avvocati dello straniero avevano proposto in un primo tempo venti mesi ma di fronte al rigetto del giudice (che ha ritenuto l’ipotesi non congrua sotto il profilo della quantificazione della pena) alla fine l’accordo è stato raggiunto sui due anni.

La condanna per patteggiamento è stata inflitta con sospensione condizionale della pena dunque il giovane ungherese ha ottenuto il ritorno in libertà. Nel corso del procedimento penale il giovane straniero ha ammesso le proprie responsabilità ma non ha spiegato al giudice cosa intendesse fare all'ex fidanzata.

L'uomo, che attese la donna nei garage dell’albergo verso mezzanotte con il viso coperto da un passamontagna, risultò armato di un coltello oltre che di una pistola elettrica (teaser). Pochi istanti dopo aver tramortito l' ex fidanzata fu però costretto alla fuga a seguito dell'arrivo nel garage di un cliente dell'albergo che diede l'allarme. Furono i carabinieri ad intervenire rapidamente. I militi riuscirono a arrestare l’aggressore.

Si trattava di un 44 enne, come detto ungherese, che in un primo tempo fu incriminato per tentato sequestro di persona e stalking. Fu posto subito agli arresti domiciliari.

Nell’immediatezza del fatto gli inquirenti avevano pensato ad un tentativo di rapina. Poi, anche sulla base del racconto della vittima che da tempo era finita nel mirino dell’ex fidanzato, i carabinieri capirono che l’episodio rientrava nelle varie iniziative messe in atto dallo stalker per indurre la donna (pure lei ungherese, di 35 anni) a ricomporre il vincolo sentimentale che aveva deciso di interrompere sei mesi prima. Fu la stessa donna (ricoverata in ospedale in stato di shock) a raccontare agli inquirenti la persecuzione subita nelle settimane precedenti.

Nel corso del procedimento penale il giovane non ha mai svelato agli inquirenti come l’aggressione si sarebbe conclusa se non fosse intervenuto casualmente un cliente dell’albergo che aveva raggiunto il garage per parcheggiare.

Le indagini hanno però permesso di evidenziare che da tempo l’imputato tempestava la ex di messaggini con minacce e pedinamenti. La donna non aveva presentato denuncia sperando che prima o poi la lasciasse in pace.

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