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BOLZANO. Spagnolli riparte dal suo ufficio in Comune. Ha vinto. Ieri mattina si è seduto alla solita scrivania, come testimonia la foto postata su facebook. Archiviato il ballottaggio con Alessandro Urzì. «Vogliamo fare la giunta. Nuove elezioni per me non sono un tema. Il rischio legato a un ritorno al voto è troppo alto», scandisce Spagnolli, che ieri ha fatto l’analisi del voto a fianco di Klaus Ladinser. Le quotazioni del vicesindaco nella Svp si sono rafforzate. Rispetto al disastro di Merano può dire, «Bolzano l’abbiamo tenuta». Domenica sera Spagnolli si è sentito con il presidente provinciale Arno Kompatscher. Le trattative vere e proprie inizieranno nei prossimi giorni, quando i partiti avranno raccolto le idee. Oggi si riuniranno Svp ed ecosociali, giovedì il Pd. Nel frattempo proseguono a pioggia i contatti informali. Per costruire la maggioranza servono altri quattro consiglieri. Due le ipotesi sul tavolo, da quanto trapela. Oltre al dialogo con gli ecosociali, si guarda all’area della Lega, in primis, o del centrodestra. Qualche consigliere «moderato» potrebbe entrare nella maggioranza. Ladinser riassume così la linea: «Parleremo con chiunque condivida i nostri valori democratici». Cecilia Stefanelli, capo delegazione degli ecosociali, commenta: «Per due settimane abbiamo aspettato segnali di ripensamento da Spagnolli. Non so se arriveranno o se coglierà il vento di destra della città». Maurizio Fugatti, commissario Lega, assicura: «Nessun accordo con Spagnolli». Così il sindaco ieri.
Ha votato solo il 40,70% dei bolzanini, l’affluenza più bassa mai registrata. Vive questo dato come una sconfitta?
«Non è una sconfitta. Non mi risulta che il modo migliore per cambiare l’amministratore di condominio sia restare a casa, disertando l’assemblea condominiale. Poi non ci si può lamentare, se resta il vecchio o il nuovo amministratore non piace. Intendiamoci, astenersi resta una libera scelta dei cittadini, per certi versi comprensibile, essendo la politica scesa di immagine».
Veramente un calo così drastico dell’affluenza non interpella anche lei? Gli elettori possono non avere trovato una offerta politica attraente o condivisibile in lei e nell’avversario Urzì.
«Anche un 5 per cento di affluenza non mi avrebbe cambiato la vita. I tempi sono cambiati. In Emilia Romagna ha votato il 37%, Ci sono molte ragioni per non votare, ci sono molte ragioni per andarci».
L’altra sera non ha festeggiato l’elezione. È arrivato nella sede del Pd decisamente teso. Qual era esattamente il problema?
«La mancata elezione di Liliana Di Fede a Laives. Ho vinto, ma in quel momento non ero ancora in grado di capire le ripercussioni su Bolzano di quanto successo a Merano e Laives. Ci siamo confrontati, con Klaus, sappiamo meglio come muoverci».
È soddisfatto?
«Ho preso il 57,70 per cento, come potrei non esserlo?».
Come vi muoverete per costruire la maggioranza?
«Aprirò una serie di confronti. A priori non escludo nessuno, ma è evidente che alcune forze sono papabili e altre no, come CasaPound e il M5S. Ci saranno colloqui e mi confronterò con i partiti della coalizione, ciascuno in proporzione al loro peso».
Lei ha accennato al fatto che tra gli eletti della Lega ci sono persone con cui può essere possibile dialogare. È vero che lei sta guardando anche in quella direzione?
«La Lega non entra in gioco, perché Salvini non è compatibile con il Pd e Renzi. Ma non posso escludere a priori altre vie, che possano essere individuate dalla politica. Nei prossimi trenta giorni possono succedere tante cose. Pensiamo solo se alle regionali Veneto Salvini venisse sconfessato da Tosi... È evidente che i primi che hanno una possibilità sono coloro che hanno già lavorato con noi, gli ecosociali, anche se la Svp potrebbe dire che c’è un problema di convivenza...».
Siete disposti a toccare il programma?
«C’è un programma di coalizione, ora servirà un programma di governo».
Inserirebbe il referendum su Benko nel programma?
«Non ce n’è bisogno. Si farebbe prima. Su Benko voglio però dire che non posso pensare che il progetto di via Alto Adige resti ancora al centro del discorso politico, dopo essere stato tenuto alto per motivi elettorali da Movimento 5 Stelle ed ecosociali. Nei prossimi cinque anni ci sono molte cose su cui dobbiamo lavorare. È un progetto importante, ma non l’unico. Aggiungo anche che ritengo l’articolo 55 quinquies, certo migliorabile, una opportunità per la città, mentre gli ecosociali sono convinti del contrario. Se facciamo il referendum, andrei in consiglio comunale e direi: “I cittadini si sono espressi così”».
Cosa pensa del Pd?
«Serve un forte esame di coscienza su come il partito si è disimpegnato in questa campagna elettorale. Un partito viene valutato in base ai risultati. Dovremo decidere come andare avanti».
Si è sentito sostenuto dal Pd?
«Ho vinto. Tutti coloro che mi hanno sostenuto hanno partecipato a questa vittoria. Da qualcuno ci si poteva aspettare di più, qualcun altro ha dato più del previsto».
La segretaria Di Fede dovrebbe dimettersi?
«Non penso. Magari ora ha più tempo per occuparsi del Pd. In queste settimane è stata totalmente impegnata nella sua campagna elettorale, per la quale ha lottato come un leone. Per questo motivo era stato costituito un gruppo ad hoc per le elezioni, guidato da Carlo Costa. Spetterà a lui ora il resoconto di quanto accaduto. Non ci saranno processi».
In queste ore a proposito di ecosociali ha citato Luigi Gallo e Tobe Planer. Pensa che con loro lavorerebbe meglio?
«Penso che Gallo, Planer e Margheri hanno già fatto parte della coalizione, i rapporti sono consolidati, ci si conosce con pregi e difetti. Con gli altri non ci conosciamo ancora, semplicemente questo. Non credo che abbiano voglia di farsi prendere a pezzi, anche se basterebbe...».
Comunque non sono gli unici interlocutori.
«Gli ecosociali non sono l’unica opzione. Ripeto che avendo avuto più tempo avrei preferito tenerli nella coalizione dall’inizio. Molti dei loro elettori non hanno capito che Gallo ha prodotto più cose di sinistra stando in giunta che 50 consiglieri di opposizione».
La Svp aveva posto come condizione l’esclusione degli ecosociali.
«La rottura con gli ecosociali è avvenuta sulla mia decisione di costruire una lista civica, ma per me era importante dare un segnale nuovo. Ho provato ad aprire a un elettorato moderato, non necessariamente di destra. Speravo di vincere al primo turno, ma sapevo che sarebbe stato difficile».
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