BOLZANO. Dall’inizio dell’anno sono stati registrati tre casi di epatite A nel capoluogo altoatesino. A confermaRlo è Josef Simeoni, primario dell’ufficio igiene e sanità pubblica dell’Asl.

«Il primo caso risale a febbraio - spiega l’esperto -. Si tratta di un bambino di una scuola materna del capoluogo. Ad oggi non sappiamo come abbia fatto a infettarsi. Gli ultimi due casi, invece, sono stati registrati qualche settimana fa. Si è rivolta a noi una coppia di tedeschi, che però si è infettata in Germania e si è sentita male mentre si trovava in vacanza in Alto Adige. I due turisti confermano di aver mangiato dei frutti di bosco surgelati, acquistati peraltro in patria».

Infine, si sono ammalate di epatite A altre cinque persone, che però non avevano preso le giuste precauzioni prima di un viaggio all’estero. «Queste persone - prosegue il primario Simeoni -, hanno fatto un viaggio in un luogo caldo come il Sudamerica, l’Asia o l’Africa senza vaccinarsi. Questi casi non rientrano pertanto tra le cosiddette “infezioni autoctone”. Possiamo comunque dire con certezza, che la malattia è stata trasmessa con frutti di bosco di un’azienda italiana, che però ha importato la merce dall’estero. La nostra preoccupazione più grande è sapere quanti altoatesini hanno quel prodotto ancora nel freezer, senza sapere il pericolo che corrono».

I particolari sul giornale in edicola