BOLZANO. Salvati dall’Artva, l’apparecchio ricetrasmittente digitale che portavano addosso, dalla presenza di spirito di altri escursionisti presenti a poca distanza cui è riuscito di individuarli in tempo sotto la neve e dalla rapidità dell’elisoccorso, giunto sul posto dalla val Gardena in soli 8 minuti per disseppellirli. Se la sono cavata così tre scialpinisti altoatesini trentenni, ieri a mezzogiorno, a punta Lavine, in alta val Sarentina. Travolti da una valanga, l’hanno scapolata con una infreddatura e un gran bello spavento.

Sono le 12.31 di domenica 28 gennaio. Partiti da Laste, poco più di 1.500 metri di altitudine in val Sarentina, tre scialpinisti stanno scendendo dopo essere saliti ai quasi 2.700 metri di quota di cima Lavine o Hörtlanerspitze che dir si voglia, a poca distanza da cima Muttanella. Una salita per buoni sciatori alpinisti, in una zona però abbastanza defilata se non proprio selvaggia. Dunque, non è tanto frequentata. La gita è di quelle un poco discontinue: tratti ripidi alternati a lunghi pianori poco pendenti. Per via del ripido, andrebbe affrontata con condizioni di neve assestata. Insomma, in condizioni sicure.

Ieri il pericolo valanghe stimato dal servizio meteo provinciale era di grado 3 su una scala di 5, ossia marcato, su tutti i versanti al di sotto dei 2.500 metri. Il manto nevoso, si spiegava nel bollettino, «per via delle temperature elevate si è indebolito e sono possibili valanghe di neve umida da tutte le esposizioni. Le valanghe nel loro corso possono staccare tutto il manto e assumere grandi dimensioni». Maggiormente dai prati ripidi ieri erano possibili le valanghe di slittamento «che generalmente si preannunciano con una fessurazione del manto fino al suolo». Le zone sotto queste aperture erano da evitare. Oltre i 2500 metri la situazione era più favorevole anche se andavano sempre considerati con attenzione, specie sulle esposizioni settentrionali, i recenti accumuli eolici in fase di consolidamento. Nelle gite c’era da fare attenzione a tempistica ed esposizione dei pendii.

I tre scialpinisti, ieri, sono i primi a scendere dalla cima, sul versante nord ovest della montagna. Altri escursionisti stanno ancora salendo o si stanno trattenendo in vetta per riposarsi e ammirare il panorama, preparandosi alla discesa. Percorso qualche centinaio di metri, i tre vengono travolti sul ripido da una slavina staccatasi con un fronte piuttosto ampio. La donna riesce ad uscirne da sola, i due compagni restano seppelliti. Uno dei due, si scoprirà poi, sta sotto due metri. Per fortuna, sette scialpinisti roveretani si trovano vicini; si precipitano e si mettono a scandagliare la neve con l’Artva, la ricetrasmittente elettronica che permette ai sepolti di trasmettere la loro posizione e ai soccorritori di individuarli. L’elicottero dell’Aiut Alpin parte alle 12.31 e arriva sul posto in 8 minuti. A bordo, i membri del soccorso alpino con un’unità cinofila. Segue anche il Pelikan 1 di Bolzano. I due sepolti sono fortunati: estratti, vengono elitrasportati due a Bressanone e uno a Bolzano, ma più per formalità che per vera necessità. Infreddatura, un bello spavento. E la certezza di essersela cavata per fortuna, rapidità dei soccorsi e precauzione di essersi dotati dell’Artva.