BOLZANO. La Procura della Repubblica inizia a tirare le prime somme della complessa inchiesta sulla sciagura ferroviaria in val Venosta. Il primo convincimento maturato dagli inquirenti sembra scagionare in pieno i titolari del terreno che franò sul treno in corsa. Tutti gli accertamenti tecnici e le perizie avrebbero dunque escluso ipotesi di natura colposa per negligenza da parte dei due contadini titolari del terreno in questione.

Al momento non c'è ancora una vera e propria richiesta di archiviazione del procedimento in corso nei loro confronti ma il convincimento maturato dal procuratore Guido Rispoli e dal sostituto Axel Bisignano va proprio in questa direzione. In ben altra posizione sono invece i responsabili del consorzio di bonifica, proprietario dell'impianto di irrigazione che ha dato origine alla tragedia.

Come noto tutti gli accertamenti peritali hanno portato alla conclusione che il tragico smottamento fu provocato dalla fuoriuscita di un notevole quantitativo d'acqua dall'impianto in questione e che questa situazione fu determinata dalla rottura di una valvola che già si era rotta in una precedente occasione e che non venne sostituita ma solo aggiustata.

E' questo il cuore dell'inchiesta per l'individuazione delle responsabilità colpose in relazione alla tragedia del treno. A tal proposito la Procura della Repubblica ha ottenuto indicazioni molto importanti da quasi tutti i consulenti tecnici interpellati. Il filtro della valvola dell'impianto di irrigazione, probabilmente proprio a seguito dell'usura (e dunque della mancata sostituzione) cedette sotto la forte pressione dell'acqua spinta nel circuito dei tubi dell'impianto. Il dito dell'accusa è ora rivolto soprattutto a chi, in occasione di una prima rottura che si era verificata qualche tempo prima, invece di procedere alla completa sostituzione pensò di risolvere il problema applicando del mastice.

Una scelta probabilmente dettata da considerazioni di carattere economico. Ora quattro responsabili del consorzio agricolo di bonifica saranno chiamati a deporre in Procura in qualità di indagati. I magistrati intendono verificare i profili difensivi prima di procedere ad altri interrogatori che dovrebbero concludere in via definitiva l'inchiesta. Il primo quesito sotto il profilo processuale riguarda l'individuazione dei responsabili diretti nella gestione del vecchio impianto di irrigazione.

Tutti erano al corrente, ovviamente, che sotto quel terreno correva la linea ferroviaria. Proprio per questo l'attenzione nella gestione dell'impianto avrebbe dovuto essere più elevata allo scopo di evitare quanto in realtà poi si verificò. Sempre entro il mese di gennaio verranno anche sentiti gli altri indagati la cui posizione non è per il momento ancora molto chiara sotto il profilo delle possibili responsabilità. Si tratta di 7 persone coinvolte nelle fasi di progettazione e manutenzione della linea.