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BOLZANO. Con emozione e tanta consapevolezza di andare incontro a un’esperienza che scava nel profondo. C’è una certezza alla partenza di questa quinta edizione del Treno della Memoria (che nel frattempo ha cambiato nome in favore di Promemoria Auschwitz): i 150 ragazzi altoatesini partecipanti torneranno qui il 22 febbraio un po’ cambiati. Perchè sbattere la faccia e lo stomaco sull’orrore di Auschwitz e Birkenau è anche una prova psicologica. Lo sanno e si sono preparati con corsi e lezioni specifiche.
Ieri, dunque, la partenza ufficiale assieme ad altri 150 compagni giunti dal Trentino che confluiranno poi con gli studenti di Trieste, Cesena, Forlì, Pordenone e Trieste per un gruppo pronto ad affrontare un vero viaggio: qualcosa di profondamente diverso da una gita.
«Per me è la seconda esperienza - le parole di Elisa Chiti, studentessa all’ateneo di Innsbruck - e sono contenta di affrontarla con più consapevolezza. Nella giornata in cui visitiamo prima Auschwitz e poi l’enorme campo di Birkenau si vive qualcosa di estremamente toccante dal punto di vista umano. Sono curiosa di capire che tipo di reazioni posso provare a trovarmi di nuovo di fronte a questa situazione». Macchina fotografica al collo, sorriso dolce e grande lucidità invece, per Elena Marin. «Dura, scioccante e tosta: ecco come mi aspetto che sarà questa avventura. Un qualcosa che sarà sicuramente d’aiuto per crescere. Spero con le mie fotografie di essere in grado di documentare quanto vivrò in modo altrettanto vivido». Prima esperienza anche per Bianca Pirrone. «Farla con i miei coetanei mi permetterà di condividere pensieri profondi e molto pesanti con chi ha la mia stessa età. Non è un aspetto secondario». I ragazzi, però, non arrivano impreparati grazie al lavoro preparatorio curato dall’associazione di promozione sociale Deina, da Arciragazzi e da Agjd Arbeitsgemeinschaft der Jugenddienste. «Abbiamo fatto cinque incontri - spiega Hannah Pramstraller - dove affrontavamo diversi temi sulla seconda guerra mondiale e sulla Shoah che credo siano stati molto utili». «Tutto quello che abbiamo studiato a scuola ora può avere un approfondimento concreto - riflette Andrè Rincon Garcia - e viverlo in prima persona è importante. Voglio capire quello che possono aver provato gli ebrei e i deportati. Sicuramente la giornata che mi aspetto più impattante è proprio quella della visita ai campi». Idee chiare pure per Alessio Conci: «Mi aspetto di crescere come persona attraverso testimonianze ed esperienze che non sono comuni. Tra di noi ci conosciamo in pochi, ma l’atmosfera è bella e stimolante».
Ruolo centrale avranno anche i tutor accompagnatori come Eugenia Postal. «Credo che il modo migliore per stare vicino a loro sia quello di condividere le emozioni e le sensazioni. Confrontarmi è quello che farò per cercare di dare il mio contributo. Semplicemente questo».
Con il gruppo anche il nuovo presidente dell’Anpi Orfeo Donatini. «Sarà interessante scrutare gli sguardi dei giovani, capire cosa possano provare e interpretarlo nel modo migliore. Quando abbiamo visitato il muro del Lager di via Resia ho detto loro che si trattava di un’esperienza visiva molto più leggera rispetto a quella che si troveranno di fronte ad Auschwitz. Saranno messi al cospetto della macchina dello sterminio e dovranno cercare di viverla nel modo giusto». Hanno salutato la delegazione in partenza anche gli assessori Christian Tommasini e Philipp Achammer. I ragazzi hanno preso il treno e salutato Bolzano: la rivedranno con qualcosa in più nel cuore.
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