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PRATO ALLO STELVIO. Li hanno tutti assolti. La sciagura del treno della Venosta (travolto da una frana il 12 aprile 2010 nel convoglio morirono 9 persone ed altri 27 passeggeri rimasero feriti) non ha un responsabile penale. Anche il pubblico ministero Alex Bisignano ha chiesto l'assoluzione piena per tutti gli imputati. Il Tribunale di Bolzano l'altro giorno ha assolto tutti per non aver commesso il fatto. «Sono sorpreso per la sentenza. Evidentemente quella tragedia è stata provocata soltanto da una fatalità che ha avuto un esito doloroso per me e per i venostani, oltre al macchinista del treno che era un meranese, che non ce l'hanno fatta a sopravvivere». Chi parla è Armin Stecher di Prato allo Stelvio che nella tragedia del treno ha perduto la moglie Michaela Zöschg che in treno viaggiava alla volta di Bolzano dove avrebbe dovuto allattare il loro bimbo Peter che era nato pochi giorni prima.
«La mia sorpresa credo sia quella di tutte le vittime della sciagura del treno. Evidentemente doveva succedere. Ciò che mi sorprende è il fatto che una valvola come quella che ha originato la tragedia deve essere in grado di garantire la sicurezza. Quante altre ve sono nelle stesse condizioni e potenzialmente sono molto pericolose? Ripeto: sono sorpreso della sentenza del Tribunale di Bolzano ma vorrei tanto che le situazioni di pericolo esistenti fossero eliminate. La fatalità, quando capita, è difficile da accettare. Soprattutto se crea una serie di dolori». Armin Stecher ed il piccolo Peter - ha compiuto nell'aprile scorso 5 anni - vivono nella nuova casa, a Prato allo Stelvio dove si sono trasferiti dalla frazione di Agumes.
«In questi cinque anni sono riuscito a completarla come era il desiderio mio e di Michaela. Il bambino sta bene. Sta frequentando l'asilo e l'anno prossimo andrà a scuola, in prima elementare. Ogni volta che lo guardo vedo la sua mamma Michaela e vivo cosi, nello stesso tempo, la disperazione del dolore e la gioia per questo nostro bimbo che mi ha lasciato», evidenzia Armin Stecher.
Quest’ultimo - di quella tragica mattina in cui la frana s'è abbattuta sul treno fra Laces e Castelbello - ha un ricordo indelebile: «Rivedo sempre il volto di Michaela ancora ricoperto di fango, risento quell'odore di morte dentro l'obitorio e solo il faccino di Peter mi consente di reagire, di non precipitare nella disperazione e di complicare il rapporto che sono riuscito ad instaurare proprio con lui, rapporto che con il passare degli anni si è cementato».
Nella bella casa di Prato allo Stelvio sono numerose le foto di Michaela che era nata nel 1976. È sempre sorridente. «E proprio il suo sorriso mi dà la spinta per continuare ad occuparmi di Peter», chiude Armin Stecher. (ha collaborato Bruno Pileggi).
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