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BOLZANO. Per la prima volta il responsabile del treno-cantiere che il 25 aprile 2017 fu coinvolto nella tragedia avvenuta lungo la linea ferroviaria del Brennero tra Bressanone e Varna ha sostanzialmente ammesso in aula le proprie responsabilità e indicato i criteri di gestione Inadeguati della ditta romana per la quale lavorava.
Lo schianto
Come si ricorderà il grosso convoglio ferroviario composto da 49 elementi e adibito alla sostituzione di binari e traversine, andò a schiantarsi nel corso della notte, provocando la morte di due lavoratori. Persero la vita Salvatore Verolla, di 42 anni, e Achille De Lisa, di 52 anni, entrambi di Mondragone nel Casertano. Lavoravano per la Gcf Spa, grande azienda romana che aveva in appalto i lavori commissionati da Rfi - Rete ferroviaria italiana, nel tratto tra Bressanone e Fortezza. Gli imputati sono sette.
Le imputazioni
Il processo è stato avviato per disastro ferroviario colposo, omicidio colposo e lesioni colpose in concorso. In un primo tempo gli esperti hanno sempre indicato tra le cause del disastro il malfunzionamento del sistema frenante del convoglio cantiere. In realtà dopo le deposizioni rese da alcuni addetti ai lavori, nell’udienza di ieri ha preso consistenza un’ipotesi diversa: il sistema frenante sarebbe stato perfettamente funzionante, ma assolutamente insufficiente a controllare il pesantissimo convoglio.
Le ammissioni
Nell’udienza di ieri per la prima volta uno degli imputati, responsabile della gestione del treno cantiere in quella notte maledetta, ha ammesso di aver deciso personalmente il punto in cui dividere il convoglio secondo le esigenze tecniche emerse. Il teste sentito ieri in aula ha puntualizzato che quella notte alla stazione di Bressanone, prima di avviare le fasi di lavoro (che proseguivano già da alcune notti) furono effettuate regolarmente le prove del sistema frenante. Il problema, però, è che le prove stesse sarebbero state del tutto inadeguate in quanto un conto è verificare la risposta tecnica regolare del sistema frenante, altra cosa è verificare - almeno teoricamente - la capacità dello stesso sistema frenante di intervenire con efficacia per fermare un convoglio tecnico pesantissimo. E ieri in aula il responsabile del convoglio ha spiegato che quella notte, rispetto alle notti precedenti , il convoglio-cantiere venne diviso in due tronconi in un punto diverso da quello solitamente prescelto. Non solo. L’imputato decise ove disporre la divisione del treno cantiere senza un calcolo adeguato delle dirette conseguenze. Ieri, però, l’imputato ha cercato di difendersi sottolineando di essere stato scelto come responsabile senza aver avuto una adeguata preparazione tecnica.
I due tronconi
La divisione in due tronconi del treno cantiere avrebbe dunque indebolito notevolmente la capacità di frenata dell’intero convoglio con che, una volta messo in movimento, non è più stato possibile fermare. Da quanto emerso ieri nel corso del processo il calcolo tecnico del rapporto tra peso del singolo carro e capacità di frenata non sarebbe stato neppure effettuato. Un errore di valutazione risultato decisivo.
Peso di 2.800 tonnellate
Il treno schiantatosi era composto da 49 elementi (per una lunghezza di 775 metri ed un peso di 2800 tonnellate). L’imputato sentito ieri dal tribunale ha sottolineato più volte di non aver avuto neppure l’abilitazione tecnica per decidere ove dividere il convoglio e di non essere mai stato adeguatamente istruito sui dati tecnici che avrebbero dovuto essere presi in considerazione. L’udienza è stata aggiornata al 27 marzo.


