BOLZANO. Trent’anni. Francesco Carrieri, omicida reo confesso di Michela Di Pompeo, la quarantassettenne professoressa bolzanina uccisa il primo maggio dello scorso anno, è stato condannato a trent’anni di carcere più interdizione perpetua ai pubblici uffici. La sentenza di condanna in primo grado di Carrieri, compagno della donna con cui viveva in via del Babuino, è arrivata ieri, alla terza udienza del processo con rito abbreviato. Proprio in quell’abitazione, Michela, originaria di Bolzano e insegnante alla Deutsche Schule di Roma, era stata massacrata con un manubrio da palestra e poi strangolata. Carrieri, 55 anni, dirigente di banca, si era costituito qualche ora dopo, presentandosi all’alba in una vicina stazione dei carabinieri. Ieri, il giudice per l’udienza preliminare Elvira Tamburelli ha accolto in toto la richiesta del pubblico ministero Pantaleo Polifemo, che nel corso dell’udienza, forte di una nuova perizia mentale, aveva riformulato l’accusa chiedendo per Carrieri 30 anni di reclusione, e non più gli iniziali 12. Il gup, inoltre, non solo non ha concesso all’imputato alcuna attenuante, ma ha considerato anzi le aggravanti dei futili motivi e dell’efferatezza del fatto.

Nata nel 1969, Michela Di Pompeo era arrivata a Bolzano che era molto piccola. Il padre era un dirigente della Montedison e venne trasferito in Alto Adige. La famiglia si sistemò in un appartamento di via Sernesi e Michela frequentò le scuole medie in città, per poi iscriversi al liceo classico Carducci dove si diplomò nel 1988. Finito il liceo, si era spostata a Milano per studiare all'università. Poi si era sposata e si era trasferita a Genova: da matrimonio erano nati due figlie e, dopo la fine della relazione, s’era spostata a Roma, dova insegnava da una decina d’anni alla Deutsch Schule. Nel 2015, l’incontro con Carrieri e l’inizio della relazione finita nel più tragico dei modi. L’autopsia aveva rivelato che Michela, colpita nel sonno, aveva lottato disperatamente prima di cedere davanti alla forza sovrastante del suo assassino, che l’aveva strangolata e poi finita colpendola con un pesante manubrio da palestra. Carrieri aveva spiegato che a far scattare la sua furia omicida era stata la gelosia, alimentata da un sms arrivato sul e letto nel corso della notte.

La famiglia Di Pompeo, ormai da diversi anni, vive a Lavis. In via Garibaldi c'è la casa dei genitori di Michela, Marcello Di Pompeo 81 anni, perito industriale in pensione e Angela Franzinelli, 76 anni, originaria della provincia di Brescia. Nel centro della Rotaliana abita anche il fratello Luca che ha un incarico dirigenziale alla Hormann e che ieri era presente al momento della lettura della sentenza, insieme a molte amiche di Michela, che nei mesi scorsi avevano aperto anche un gruppo Facebook “Giustizia per Michela” e che ieri sedavano in aula con dei fiori bianchi. Giustizia che è arrivata, comminando a Carrieri la massima pena prevista per il rito abbreviato. A far cambiare la richiesta alla procura, passando da 12 a 30 anni, era stata la perizia disposta dallo stesso gup su richiesta della parte civile, che smentiva di fatto la perizia di parte presentata dagli avvocati difensori, che avevano fin da subito portato avanti la linea della semi infermità mentale dell’imputato, dovuta a un disturbo bipolare grave. Secondo i periti incaricati dal tribunale, Carrieri era risultato «capace di intendere e di volere al momento del fatto». Per questo, il pubblico ministero aveva riveduto la propria richiesta di condanna (12 anni di reclusione per omicidio volontario, senza aggravanti e con l'attenuante della seminfermità mentale) non riconoscendo più all'imputato alcuna attenuante. Il giudice ha anche disposto il sequestro del tfr e dei conti correnti bancari di Carrieri, in vista di un risarcimento danni da destinare al fratello e ai genitori della vittima. Risarcimento che sarà definita in sede civile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA .