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BOLZANO. L'Azienda sanitaria non scherza e chiama 355 tra medici di base ed ospedalieri a pagare un conto di 142 mila euro per eccesso di ricette. Il peccato originale qual è? Aver prescritto troppi farmaci - non sempre appropriati - che la Provincia si è trovata a rimborsare. Nei guai i primari costretti a pagare per tutto il reparto.
Il direttore dell'Asl, Andreas Fabi, è obbligato a procedere altrimenti rischia di finire davanti alla Corte dei conti per danno erariale. Ed anche per questo i 355 medici coinvolti riceveranno entro la fine di dicembre un invito formale a pagare quanto di loro competenza (ricordiamo infatti che a fine anno scadono i 5 anni dal 2007 che porterebbero la procedura alla proscrizione). Walter Pitscheider, coordinatore sanitario del Comprensorio di Bolzano e presidente della commissione provinciale farmaci, spiega nel dettaglio cosa è successo.
«Lo Stato per controllare che i farmaci veramente efficaci vengano prescritti nelle dosi corrette ai pazienti affetti dalla patologia per la quale quei farmaci sono appropriati - e controllare anche i possibili abusi - ha imposto attraverso l'Aifa (Agenzia italiana del farmaco) delle regole sulla prescrivibilità di alcuni medicinali di alto costo e di largo consumo». E c'è di più.
«Con una norma lo Stato ha obbligato le Aziende a controllare le prescrizioni fatte dal 2007 in poi e ad identificare tutte le ricette non conformi alle regole. Noi come tutte le altre Aziende sanitarie abbiamo dovuto eseguire questi controlli su tutte le ricette - nel nostro caso su molte decine di migliaia di ricette, per ora dal 2007 al 2009 ed in futuro anche per gli anni successivi -. Ogni ricetta che non rispettava le regole (per appropriatezza prescrittiva relativa sia alla patologia, sia alla quantità di farmaco prescritta in un anno) è stata così contestata al medico che ha dovuto giustificare per iscritto il suo comportamento».
Ma quali farmaci avete controllato? «Quelli di uso molto comune ad esempio i farmaci per ridurre il colesterolo o i cosiddetti gastroprotettori che comportano pesanti esborsi per le casse pubbliche e vanno utilizzati a spese della collettività solo quando sono effettivamente appropriati». Siete stati severi? «Abbiamo valutato tutte le giustificazioni e deciso caso per caso se la giustificazione era accettabile o meno. Nel caso in cui la commissione abbia valutato chiaramente inaccettabile la giustificazione, il medico è stato obbligato ad assumersi la spesa dei farmaci inappropriatamente prescritti a carico delle casse pubbliche.
In sostanza il medico dovrà pagare di tasca propria quello che è stato indebitamente pagato dall'Asl e cioè la differenza fra il costo della singola confezione di farmaco prescritto ed il ticket». Cifre elevate? «Si tratta di una cifra non trascurabile che avrebbero dovuto pagare i singoli pazienti. Per i medici ospedalieri - precisa Pitscheider - la questione è ancora più complessa. Mentre ciascun medico di famiglia è titolare del ricettario del Servizio sanitario nazionale, in ospedale il titolare del ricettario è il primario di ogni reparto.
Tutti i medici del reparto prescrivono su un ricettario intestato (almeno fino ad oggi) al codice fiscale del primario, quindi tutte le contestazioni per ricette scorrette stanno arrivando ai primari. Questi ultimi dovranno identificare il prescrittore dalla firma sulla singola ricetta (o dal timbro nominale) e attribuirgli l'onere della giustificazione e dell'eventuale successivo pagamento. Se non lo hanno fatto o non sono stati in grado di farlo, i primari sono oggi chiamati a restituire tutte le somme relative alle ricette contestate del loro reparto e non attribuite ad un singolo professionista.
E si tratta spesso di somme non piccole e questo in particolare per i responsabili di reparti con molti medici o di reparti che prescrivono frequentemente (per competenza di specialità) i farmaci che sono controllati di più dalle note Aifa».
Il direttore dell'Asl, Andreas Fabi, è obbligato a procedere altrimenti rischia di finire davanti alla Corte dei conti per danno erariale. Ed anche per questo i 355 medici coinvolti riceveranno entro la fine di dicembre un invito formale a pagare quanto di loro competenza (ricordiamo infatti che a fine anno scadono i 5 anni dal 2007 che porterebbero la procedura alla proscrizione). Walter Pitscheider, coordinatore sanitario del Comprensorio di Bolzano e presidente della commissione provinciale farmaci, spiega nel dettaglio cosa è successo.
«Lo Stato per controllare che i farmaci veramente efficaci vengano prescritti nelle dosi corrette ai pazienti affetti dalla patologia per la quale quei farmaci sono appropriati - e controllare anche i possibili abusi - ha imposto attraverso l'Aifa (Agenzia italiana del farmaco) delle regole sulla prescrivibilità di alcuni medicinali di alto costo e di largo consumo». E c'è di più.
«Con una norma lo Stato ha obbligato le Aziende a controllare le prescrizioni fatte dal 2007 in poi e ad identificare tutte le ricette non conformi alle regole. Noi come tutte le altre Aziende sanitarie abbiamo dovuto eseguire questi controlli su tutte le ricette - nel nostro caso su molte decine di migliaia di ricette, per ora dal 2007 al 2009 ed in futuro anche per gli anni successivi -. Ogni ricetta che non rispettava le regole (per appropriatezza prescrittiva relativa sia alla patologia, sia alla quantità di farmaco prescritta in un anno) è stata così contestata al medico che ha dovuto giustificare per iscritto il suo comportamento».
Ma quali farmaci avete controllato? «Quelli di uso molto comune ad esempio i farmaci per ridurre il colesterolo o i cosiddetti gastroprotettori che comportano pesanti esborsi per le casse pubbliche e vanno utilizzati a spese della collettività solo quando sono effettivamente appropriati». Siete stati severi? «Abbiamo valutato tutte le giustificazioni e deciso caso per caso se la giustificazione era accettabile o meno. Nel caso in cui la commissione abbia valutato chiaramente inaccettabile la giustificazione, il medico è stato obbligato ad assumersi la spesa dei farmaci inappropriatamente prescritti a carico delle casse pubbliche.
In sostanza il medico dovrà pagare di tasca propria quello che è stato indebitamente pagato dall'Asl e cioè la differenza fra il costo della singola confezione di farmaco prescritto ed il ticket». Cifre elevate? «Si tratta di una cifra non trascurabile che avrebbero dovuto pagare i singoli pazienti. Per i medici ospedalieri - precisa Pitscheider - la questione è ancora più complessa. Mentre ciascun medico di famiglia è titolare del ricettario del Servizio sanitario nazionale, in ospedale il titolare del ricettario è il primario di ogni reparto.
Tutti i medici del reparto prescrivono su un ricettario intestato (almeno fino ad oggi) al codice fiscale del primario, quindi tutte le contestazioni per ricette scorrette stanno arrivando ai primari. Questi ultimi dovranno identificare il prescrittore dalla firma sulla singola ricetta (o dal timbro nominale) e attribuirgli l'onere della giustificazione e dell'eventuale successivo pagamento. Se non lo hanno fatto o non sono stati in grado di farlo, i primari sono oggi chiamati a restituire tutte le somme relative alle ricette contestate del loro reparto e non attribuite ad un singolo professionista.
E si tratta spesso di somme non piccole e questo in particolare per i responsabili di reparti con molti medici o di reparti che prescrivono frequentemente (per competenza di specialità) i farmaci che sono controllati di più dalle note Aifa».
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