BOLZANO. Il settore, per carità, ancora regge. Ma oggi gli affari sono indubitabilmente calati: tante nuove pizzerie, al taglio, a domicilio. E poi è arrivata la crisi. Meno venti per cento rispetto a cinque o sei anni fa, sentenziano i pizzaioli storici. E allora, adesso, si appoggia con ancora maggiore entusiasmo e con forte convinzione la campagna avviata da Confesercenti anche a Bolzano - ma che si espanderà anche al resto della provincia - per sostenere la petizione mondiale #pizzaunesco, nata per promuovere “L’arte dei pizzaiuoli napoletani patrimonio Unesco”.

Insomma, si cercherà di iscrivere la pizza nella lista dei patrimoni immateriali dell’Umanità. Che poi, definire la pizza immateriale... Ma vabbè, lasciamo perdere, limitiamoci ad addentare, assaporare e, poi, firmiamo.

La campagna partirà quest’oggi, in 24 pizzerie di Bolzano più una di Vadena. Si andrà avanti un mese, con l’obiettivo di raggiungere 5000 firme, che verranno poi spedite alla commissione nazionale italiana per l’Unesco, sostenuta da diversi ministeri: «Iscrivere quest’arte nella lista rappresentativa significa riconoscere il valore di una tradizione sostenibile, attenta alla naturalità, che parla di materie prime legate a un vero amore e rispetto per la terra, di ingegnosità, di uomini e donne che volevano trovare modi gustosi per nutrire le proprie famiglie e la propria comunità». L’arte dei pizzaioli ha svolto, secondo Confesercenti, una funzione di riscatto sociale, elemento identitario di un popolo, non solo quello napoletano, ma quello dell’Italia. Un marchio di italianità nel mondo. La candidatura, inoltre, punta a evitare il rischio di vedersi anticipati dagli americani, che a metà marzo hanno annunciato l’intenzione di candidare la pizza american-style.

L’iniziativa, ieri mattina, è stata presentata alla pizzeria Posillipo di via Roma, alla presenza di Mirco Benetello e Federico Tibaldo di Confesercenti.

01-_WEB

Un’iniziativa di rilancio, di tutela. Nata a livello (inter)nazionale, ma da cogliere al volo in città, per ridare centralità all’andare a mangiarsi una pizza. «Costa poco, è sana, consigliata dai dietisti», sintetizza Tibaldo.

Ma c’è dell’altro. Oggi a Bolzano le pizzerie sono almeno 50, ma se si digita su un motore di ricerca del web “pizzeria&Bolzano”, ne escono più di cento. E non tutte sono, diciamo così, di livello. Tanta concorrenza. E la crisi, dove la mettiamo? Ci si salva a pranzo col dramma burocratico - per il ristoratore - dei buoni pasto. Il venerdì e il sabato sera ancora le cose girano. Ma durante la settimana, la sera, non tira una bellissima aria. I grupponi di una volta, quelli del dopopartita di calcetto fra amici o delle colleghe per lo spettegolio, li si vede assai raramente. Si è molto ridimensionato, poi, lo zoccolo duro dell’andiamo a mangiarci una pizza: la famiglia. Papà, mamma, figli. Reggono le coppiette. Dài, diamogli una mano: usciamo a farci questa pizza. E ad apporre una firma.

e

Le pizzerie che per ora hanno aderito sono La Lanterna di via Rovigo, Alumix di via Volta, Dolomiti di viale Venezia, Da Fulvio di via Aslago, Diamound’s di via Visitazione, Al Cavaliere di via Hofer, Doppio Zero di via Maso della Pieve, La Campagnola di Vadena Centro, Da Libero di via Alessandria, Ok di via Siemens, Le Bon di via Roma, Classic Lumina di via Galilei, Zodiaco di via Merano, Al Tortellino di via Kravogl, Veruska di via Hofer, La Dinastia di via Palermo, Chicken di via Resia, Posillipo di via Roma, Il Portichetto di via Sassari, Da Zio Alfonso di viale Druso, Veneziana di viale Venezia, Gusto Pizza di via Dalmazia, La Torcia di via Conciapelli, Al Torchio di via Museo.