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SEGUE DALLA PRIMA PAGINA. Sì, l’ultima battaglia di Pahl fu contro quella rana che tanto aveva scombussolato l’animo tradizionalista della base Svp. Lui decise che quella sarebbe stata l’ultima battaglia contro il mondo contemporaneo: decise che o la rana o lui. Era il luglio del 2008. Le condizioni erano semplici: la Provincia di Bolzano doveva intervenire, rimuovere, togliere di mezzo quella “sacrilega” rappresentazione; se lui con la sua tragica preghiera dell’accampato non fosse riuscito a smuovere i vertici della Svp, beh, allora significava che il cuore del partito non batteva più per i valori cristiani. L’estremo tentativo lo fece indirizzando una lettera al santo padre, papa Ratzinger, sì, una lettera al papa per una rana. Molti lessero quella vicenda con i fuorvianti occhiali della politica-politicata: pensarono che Franz Pahl preparasse la sua candidatura alla rielezione in consiglio provinciale con una delle più feroci campagne rivolta all’elettorato più retrivo e tradizionalista. Ma si sbagliavano. Pahl, da uomo che ha una sola parola, e che quando dà la parola non tradisce mai, si vide sconfitto e ritirò la sua candidatura. Era già in lista. Sarebbe stato sicuramente rieletto. Disse no. Si ritirò. E i suoi voti scivolarono verso i Freiheitlichen o verso Eva Klotz.
Gli ex consiglieri regionali devono aver pensato anche a queste cose per avergli consegnato su un piatto d’argento la presidenza dell’Associazione degli ex consiglieri. In fondo, a ben pensarci, ci sono tante similitudini con la rana crocifissa. L’Associazione degli ex consiglieri ha uno statuto nel quale si pone come compito la valorizzazione della Costituzione italiana e dell’Autonomia. Beh, farsi rappresentare da Pahl quanto a Costituzione italiana è abbastanza singolare. Pahl, da pensionato della politica, è andato nel maggio del 2011 a Castel Firmiano a tenere un discorso commemorativo della “Notte dei fuochi” davanti agli Schützen radunati. Nello stesso anno è stato in Valle Aurina, su invito di Südtirol Freiheit, per parlare di autodeterminazione. E, d’altra parte, Franz Pahl ha sempre rappresentato la parte più destra della Svp, finché è rimasto nella Svp, finché ha fatto politica. Pusterese di Monguelfo (più precisamente Tesido), nato nel 1949, Pahl studia Lettere a Venezia, Verona e Padova e si laurea con una tesi sulla storia della Svp, diventa insegnante di scuola superiore e poi, dal 1977 al 1979, è segretario provinciale dei giovani della Svp. Nel 1983 entra in consiglio regionale ma solo nel 1994 fa il suo ingresso in giunta regionale (con Tarcisio Grandi presidente), cura la cooperazione internazionale gestendo molti contributi e lì esplodono le polemiche per i soldi destinati ad alcune associazioni, in particolare alla Fuev (Federazione di minoranze etniche d’Europa) che secondo molti (i Verdi in primis) è in odore di rapporti con ambienti della destra radicale pangermanista. Pahl non indietreggia di un millimetro e nel luglio del 1997 spiega: «Io posso assicurare fin d’ora che i finanziamenti continueranno perché quest’associazione rappresenta uno dei migliori organismi che rappresentano le minoranze etniche europee. Il passato? Il passato non mi interessa». Gli anni che chiudono il secolo non sono dei più semplici per Pahl ma lui esce indenne da ogni situazione e addirittura rinforzato, anche se perde gli incarichi di governo e passa a dirigere l’aula del consiglio regionale. Un lavoro perfetto per la sua indole. Con lui l’aula non sgarra mai, i dibattiti polemici si infrangono contro la sua direzione militaresca dei lavori, da insegnante vecchio stampo. Gli manca solo la bacchetta in mano, altrimenti con quello stile marziale e i capelli tirati all’indietro, potrebbe suggerire l’immagine di certi gerarchi d’altre epoche. Ma la sua conduzione - come spesso avviene quando si ottiene ordine - non è ricordata con raccapriccio, tutt’altro. E poi Pahl non parla di politica, dirige solo il traffico d’aula. Perché lui i compiti che gli vengono affidati li fa con scrupolo, interpretando il ruolo fino in fondo. Chi lo conosce bene sa che Pahl non può mancare alla parola data e che è molto rigido nello svolgere un ruolo istituzionale, ma sa anche che è una persona più affabile di quanto si creda nonostante sia un solitario. L’attività istituzionale, peraltro, lo porta in giro per il mondo e a contatto con numerose associazioni. E lui ne approfitta per tenere rapporti con i rappresentanti marcatamente di area conservatrice. Come quando a Washington si fa accompagnare da Paolo Magagnotti per conoscere e avviare un rapporto con Rick Santorum, il senatore (che poi correrà per le presidenziali) di origini trentine (di Riva), ultra-cattolico-tradizionalista campione della battaglia anti-abortista e anti-islamica.
Fuori dal consiglio, comunque, Pahl continua ad alimentare la sua base elettorale con le sue campagne. Quella che lo riporta in lista Svp nel 2008 è una crociata contro l’Islam. Ma di lì a pochi giorni scoppia il caso rana. E lui decide di sfidare la storia e il partito. Lui che ha scritto una tesi sulla storia del partito. Poi all’ultimo minuto lascia, malgrado le suppliche di alcuni ambienti Svp. «Il partito si è autodistrutto» dice. Lascia e torna a scuola, a insegnare, all’Istituto tecnico commerciale di Brunico.
Ora all’improvviso riappare sulle scene per rappresentare gli ex consiglieri. A capo dell’associazione che nello statuto parla di Costituzione ma che nella realtà bada solo a difendere i vitalizi. Perché gli ex consiglieri che si sono riuniti nell’associazione (privata, che cura scopi privatistici, di ex consiglieri) hanno individuato in lui il carrarmato tedesco da piazzare davanti ai cattivoni dell’epoca contemporanea che vogliono tagliare i privilegi. Hanno pensato che lui ha la faccia tosta e i capelli tirati indietro al punto giusto per poter condurre una splendida battaglia di retroguardia: loro se ne stanno dietro, lui ci mette la faccia. Sì, quel Pahl che disse che pubblicare l’elenco dei vitalizi era una “violazione palese della privacy”. Quello che ha ricevuto un milione di euro come anticipo di pensione da ex consigliere. Quello che ha lottato contro una “rana crocifissa”.


