BOLZANO. Tutti contro la legge elettorale proposta dalla Svp. I partiti italiani, di solito divisi su quasi ogni argomento, questa volta trovano l'unità: a compiere il miracolo è la proposta di riforma elettorale approvata lunedì dalla direzione della Svp (e che ora dovrà comunque passare il vaglio dell'assemblea del partito, prima di approdare in consiglio provinciale per il dibattito e la votazione). Da Sel al Pdl (ma non Mauro Minniti), dal Pd alla Lega, dall'Udc ai Verdi, tutti contrari in particolare all'ipotesi di adottare il metodo D'Hondt: un sistema che in sostanza prevede una soglia di sbarramento al 2,39% (circa 8000 voti di lista) e l'impossibilità di accedere ai resti se non si ottiene almeno un mandato pieno. Il risultato pratico della legge sarebbe il rafforzamento dei partiti maggiori - coi voti del 2008 la Svp ad esempio guadagnerebbe due seggi - e la spinta ad aggregare i partiti più piccoli, che altrimenti non entrerebbero in consiglio. E i partiti più piccoli sono gli italiani. Coi voti del 2008 resterebbero fuori dal consiglio Unitalia e Lega, e se si considerano i risultati dell'ultimo sondaggio perderebbe un seggio anche il Pdl. Tra i partiti italiani scoppia la rivolta. Paolo Degasper dell'Udc: «Se veramente andasse in porto una simile legge elettorale, la comunità italiana rischierebbe una propria rappresentanza ridotta ai minimi termini, praticamente da sopravvivenza politica. Non è assolutamente accettabile che la Svp per garantirsi la maggioranza assoluta degli eletti (rispetto ad un possibile/probabile consenso al di sotto del 50%) applichi delle pericolose "alchimie" in grado di alterare nel profondo il valore più alto della democrazia». Questo è il punto su cui insistono tutti: il metodo D'Hondt serve alla Svp per tamponare artificiosamente le sue perdite elettorali. Lo ribadisce Elena Artioli della Lega: «Non temiamo lo sbarramento ma la Svp cerca di massacrare la minoranza italiana. Il tutto per mantenere una maggioranza assoluta che non c'è più». E Alessandro Urzì di Fli: «Questa riforma della legge elettorale azzopperebbe la rappresentanza italiana in consiglio provinciale e al governo dell'autonomia. Ma sullo sfondo c'è lo scontro sul regolamento interno del consiglio: se sfugge questo aspetto non si comprende la drammaticità complessiva del quadro politico attuale. La Svp vuole modificare il regolamento per abolire ogni residua forma di ostruzionismo possibile». Per restare alle opposizioni, netta la bocciatura di Unitalia, mentre il Pdl è spaccato: Mauro Minniti è a favore della soglia mentre Maurizio Vezzali è contrario («il metodo D'Hondt serve solo alla Svp per recuperare i seggi che perde alle urne»). Ma anche l'alleato di giunta della Svp, il Pd, boccia la nuova legge elettorale: «Siamo assolutamente contrari al Porcellum in salsa sudtirolese - dice il segretario Antonio Frena -. Non si gioca con le regole elettorali in funzione della propria convenienza. Invitiamo la Svp al rispetto degli esiti del voto democratico, anche quando questi possano ipotizzare in futuro la perdita della maggioranza assoluta. Il Pd crede che il quoziente naturale (divisione dei voti validi per il numero dei seggi) sia il sistema migliore per riprodurre obiettivamente il risultato elettorale della nostra provincia». di Marco Rizza BOLZANO. Tutti contro la legge elettorale proposta dalla Svp. I partiti italiani, di solito divisi su quasi tutto, questa volta trovano l'unità: a compiere il miracolo è la proposta di riforma elettorale approvata lunedì dalla direzione della Svp (e che ora dovrà comunque passare il vaglio dell'assemblea del partito, prima di approdare in consiglio provinciale). Da Sel al Pdl (ma non Mauro Minniti), dal Pd alla Lega, dall'Udc ai Verdi, a destra e a sinistra tutti contrari in particolare all'ipotesi di adottare il metodo D'Hondt: un sistema che in sostanza prevede una soglia di sbarramento al 2,39% (circa 8000 voti di lista) e l'impossibilità di accedere ai resti se non si ottiene almeno un mandato pieno. Il risultato pratico della legge sarebbe il rafforzamento dei partiti maggiori - coi voti del 2008 la Svp ad esempio guadagnerebbe due seggi - e la spinta ad aggregare i partiti più piccoli, che altrimenti non entrerebbero in consiglio. E i partiti più piccoli sono gli italiani. Coi voti del 2008 resterebbero fuori dal consiglio Unitalia e Lega (e se si considerano i risultati dell'ultimo sondaggio perderebbe un seggio anche il Pdl) e probabilmente si perderebbe anche uno dei due assessori italiani. Tra i partiti italiani scoppia la rivolta. Paolo Degasper dell'Udc: «Se veramente andasse in porto una simile legge elettorale, la comunità italiana rischierebbe una propria rappresentanza ridotta ai minimi termini, praticamente da sopravvivenza politica. Non è assolutamente accettabile che la Svp per garantirsi la maggioranza assoluta degli eletti applichi delle pericolose "alchimie" in grado di alterare nel profondo il valore più alto della democrazia». Questo è il punto su cui insistono tutti: il metodo D'Hondt serve alla Svp per tamponare artificiosamente le sue perdite elettorali. Lo ribadisce Elena Artioli della Lega: «Non temiamo lo sbarramento ma la Svp cerca di massacrare la minoranza italiana. Il tutto per mantenere una maggioranza assoluta che non c'è più». E Alessandro Urzì di Fli: «Questa riforma della legge elettorale azzopperebbe la rappresentanza italiana in consiglio provinciale e al governo dell'autonomia. Ma sullo sfondo c'è lo scontro sul regolamento interno del consiglio: la Svp lo vuole modificare per abolire ogni residua forma di ostruzionismo possibile». Per restare alle opposizioni, netta la bocciatura di Unitalia («Proposta fuori dalla grazia di Dio, non possono chiedere a noi di avere il 12% del voto degli italiani per entrare in giunta e ai tedeschi il 4%... Comunque facciano come vogliono, noi ci regoleremo di conseguenza, anche facendo ricorso», dice Donato Seppi), mentre il Pdl è spaccato: Mauro Minniti è a favore mentre Maurizio Vezzali è contrario («Il metodo D'Hondt serve solo alla Svp per recuperare i seggi che perde alle urne»). Ma anche l'alleato di giunta della Svp, il Pd, boccia la nuova legge elettorale: «Siamo assolutamente contrari al Porcellum in salsa sudtirolese - dice il segretario Antonio Frena -. Non si gioca con le regole elettorali in funzione della propria convenienza. Invitiamo la Svp al rispetto degli esiti del voto democratico, anche quando questi possano ipotizzare in futuro la perdita della maggioranza assoluta. Il Pd crede che il quoziente naturale (divisione dei voti validi per il numero dei seggi) sia il sistema migliore per riprodurre obiettivamente il risultato elettorale della nostra provincia». E Tommasini aggiunge: «È importante che siano stati accantonati i listini bloccati, ed è un bene discutere sul fatto che chi faccia un consigliere debba farlo "pieno", per evitare il gioco dei resti. Però il metodo D'Hondt sovrarappresenta le liste maggiori. Sulla legge elettorale non c'è vincolo di maggioranza, quindi ci sarà un'ampia discussione e ci sono margini per modificarla». Netto no anche da Sel («risposta arretrata rispetto ai fermenti maturati coi referendum»), Psi («inaccettabile forzare alle aggregazioni») e Verdi: «È una legge che serve solo a restituire alla Svp in consiglio quella maggioranza che ha già perso tra gli elettori. Inoltre non riduce le spese della campagna elettorale».

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