BOLZANO. Appena appende la giacca all'attaccapanni dietro la porta del suo ufficio, il telefono inizia a squillare. Sembra che abbia una telecamera in presa diretta che avvisa la città che è pronto a ricevere chiamate. Inizia così la giornata di Francesco Gallina, il direttore servizi ambientali di Seab, e dura fino al tramonto. Dall'introduzione del bidoncino le sue linee non hanno avuto più pace, e chi trova sempre il numero occupato, il giorno dopo è lì pronto davanti alla porta del suo ufficio. Lui risponde sempre, a volte contemporaneamente al fisso e al cellulare, e ascolta: lamentele, domande tecniche, richieste, eccezioni... per tutto c'è una soluzione. Quando alza la cornetta annuncia un semplice “Seab, mi dica”, e allora l'interlocutore srotola le sue difficoltà senza sapere che le sta borbottando in faccia al direttore.

Gallina non si scompone, se ce n'è bisogno stempera con una battuta, prende appunti e attacca, immediatamente chiama l'operatore di zona e gli indica il problema e il da farsi. “Sembra strano vero? - sorride – di solito si pensa che i direttori non facciano niente!”. Non è così ovviamente, ma si fa comunque fatica ad immaginarli in prima linea nell'attenzione alle necessità degli utenti. “Facciamo tutti la nostra parte, c'è chi si occupa solamente della gestione dell'umido, chi del residuo, delle campane... cerchiamo di fare in modo che l'operazione funzioni nel migliore dei modi”. L'arrivo del bidoncIno ha scatenato polemiche a non finire. “Ci aspettavamo di peggio- ribatte lui - , in realtà la maggior parte dei bolzanini si è comportata in modo ineccepibile, ed ha applicato il nuovo regolamento senza troppe difficoltà; poi chiaramente c'è sempre uno zoccolo duro di maleducati irriducibili, ma quelli c'erano anche prima, solo che la gente non ci faceva caso”. In certe zone, afferma Gallina, i sacchetti abbandonati c'erano anche prima, “è una questione di civiltà; noi dal canto nostro stiamo recuperando dove abbiamo riscontrato delle criticità: stiamo aumentando il numero delle campane, e rispondiamo con la massima celerità possibile alle richieste”. Ecco appunto, le richieste: “Ne arrivano un po' di tutti i colori, c'è chi vuole il sacchetto col trasponder invece del bidoncino, chi invece preferisce il bidoncino, chi avvisa che da lui non è mai arrivato lo scarico, a qualcuno hanno rotto la serratura, ad altri l'hanno rubata, le bandierine... a tutti serve qualcosa”. Niente di più semplice, basta chiedere di Francesco Gallina. “C'è una casa in fondo ad una discesa a via Rencio, ci abita una coppia di anziani, e chiaramente non ce la fanno a spingere il bidone in cima alla salita; stamattina hanno chiamato per chiedere cosa devono fare”. Nulla, l'autista passerà a ritirarla in fondo alla discesa, decisione già comunicata a chi di dovere. E in una specie di furia di pragmatismo, partono indicazioni per tutti, e ancora appunti da prendere. Con l'ufficio sempre aperto, e una scorta di un po' di tutto a disposizione vicino alla scrivania, dai sacchetti alle bandierine; le persone entrano e si siedono, il telefono continua a squillare, sull'altra linea l'autista attende istruzioni: “Sembra che in città non si parli d'altro che del bidoncino – scherza – la cosa più curiosa è stata la riscoperta dell'umido, che è quasi incredibile”. Dopo sette anni di differenziazione, “un sacco di gente ha scoperto che esiste, e ci chiedono i bidoncini marroni, e i sacchetti di carta, come se fosse la novità dell'anno”. Per tutti c'è una risposta cortese. “Un vecchietto mi ha confessato che il bidoncino è il principale argomento di conversazione con sua moglie, e me lo diceva quasi contento!”.