Bolzano. Paolo Valente, il Papa che si batte per le unioni civili l’ha sorpresa? «A leggerle bene si tratta di parole che seguono una linea teologico-pastorale che Francesco sta tracciando da tempo».

Intende che seguono quelle sui migranti e l’accoglienza? «Certo. Perché al centro del percorso del pontefice c’è la persona umana. E l’accoglienza. E se si guarda anche alla fede e al Vangelo attraverso la persona, tutto torna». Intende, il responsabile della Caritas diocesana e sempre molto vicino a quel mondo cattolico che si sente contiguo ad altri mondi legati ad una visione più inclusiva del messaggio cristiano, che una volta che si consideri anche l’omosessuale semplicemente come una persona, allora tutto torna. Anche la linea, definita da quasi la totalità degli osservatori “nuova”, resa pubblica dal pontefice a proposito delle unioni civili: «Dobbiamo fare una legge - ha detto - in questo modo le persone omosessuali godrebbero di una copertura legale».

E il matrimonio, allora, soprattutto quello cristiano?

Per comprendere il senso delle parole di Francesco serve chiedersi a chi sono rivolte.

E a chi?

A tutti direi. E che al centro per lui c’è la persona umana. Non le istituzioni. Intendo anche il matrimonio. In altri tempi si sarebbero chiamate sovrastrutture perché cambiano nella storia. Invece il Papa parla di famiglia, in particolare. E la vede come una opportunità per tutti.

Anche per gli omosessuali dunque?

Assolutamente sì. Non esiste, per me, il diritto al matrimonio ma può esistere il diritto ad avere una famiglia. Ecco, lungo questo confine, si muove il pontefice. Se al centro c’è la persona, va posto anche il suo diritto ad essere felice, a costruirsi questa felicità attraverso forme plausibili di unione. E la famiglia, la sua creazione strutturata, non può diventare un impedimento ad essere felici, un ostacolo allo sviluppo della persona.

Non si chiede troppo al Papa quando lo si mette dentro le nostre caselle ideologiche?

Certo. Per questo occorre distinguere. La famiglia è il luogo in cui una persona nasce, solitamente, in cui trova da subito aiuto e conforto. Ebbene anche un adulto, benché omosessuale, ha diritto a questo conforto dentro una forma-famiglia.

Ma la chiesa ha sempre parlato “della” famiglia, sull’esempio di quella di Nazareth, mirata alla procreazione, strutturata in senso eterosessuale...

E infatti Francesco fa un passo avanti non per mettere in discussione quel modello, valido per i cristiani, ma per accogliere non tanto una nuova forma- matrimonio ma una possibile struttura famigliare in grado di assicurare la felicità alle persone. Penso che dire oggi che gli omosessuali hanno diritto alla famiglia, alle unioni, significa anche dire che la famiglia può esistere anche dove non c’è matrimonio tradizionale.

Ma la Chiesa sembra divisa su queste interpretazioni, alcuni suoi vertici, come il cardinale Menichelli, dicono che il matrimonio resta quello tra uomo e donna...

E infatti, probabilmente anche per il Papa resta quello. Ma qui parliamo di famiglia, di unioni civili. È un’altra storia.

Ma è la stessa storia invece per Francesco, tante volte, contrastato dall’interno della sua stessa Chiesa nelle sue componenti più tradizionaliste.

Beh, lo è stato fin dall’inizio in molti suoi passaggi dottrinali. Ma lui va avanti. P.CA.