BOLZANO. Si complica ulteriormente l’inchiesta per presunto abuso d’ufficio a carico dell’ex sindaco di Bolzano Luigi Spagnolli, indagato in relazione alla concessione edilizia rilasciata per il raddoppio del centro commerciale Twenty di via Galilei a Bolzano. Il 9 dicembre scorso gli avvocati Marco Mayr e Alberto Zocchi hanno depositato in Procura l’attesa memoria difensiva (un centinaio di pagine) sulle varie contestazioni mosse dai pubblici ministeri Igor Secco e Giancarlo Bramante. Ma mentre la difesa sperava di aver convinto gli inquirenti a chiudere il caso con una richiesta di archiviazione, ieri è emerso che la Procura ha continuato a lavorare sotto traccia acquisendo ulteriore documentazione su alcune varianti in corso d’opera ammesse dagli uffici comunali. Sono atti che la Procura intenderebbe utilizzare a rafforzamento delle tesi accusatorie. Proprio per questo ieri la Procura ha annunciato l’imminente emissione di un nuovo avviso 415 bis (conclusione indagine) che riproporrà il cuscinetto di 20 giorni a disposizione della difesa per un ulteriore presa di posizione. Insomma, un’inchiesta infinita. In sostanza sarà il terzo avviso di conclusione indagine. Dato che si tratta di un atto procedurale previsto solo in caso di intenzione della Procura di chiedere il rinvio a giudizio dell’indagato, l’annuncio di ieri sembra confermare l’intenzione degli inquirenti di tirare dritto e di considerare non soddisfacenti le argomentazioni difensive dei due avvocati. La difesa riteneva di aver preso posizione in maniera esauriente su tutto il fronte d’accusa, compresa la questione Tamanini cioè il confinante dell’area Twenty che aveva lamentato il rilascio della concessione edilizia per il nuovo ponte in parte sulla propria proprietà. La corposa memoria difensiva era stata curata in maniera approfondita anche sotto il profilo del diritto amministrativo proprio per dimostrare - ha sottolineato ieri sera l’avvocato Marco Mayr - l’assoluta legittimità dell’atto concessorio rilasciato dal Comune. «Abbiamo risposto su tutto» ha puntualizzato il legale. «A nostro avviso la concessione fu assolutamente legittima. Non solo. E’ anche provato in atti che quella concessione fu il frutto di un lavoro di equipe, nel senso che non venne scritta dal sindaco ma da persone competenti all’interno del Comune, tenendo conto dei pareri favorevoli e contrari e con l’espressa direttiva del sindaco di agire nell’interesse della comunità».

Secondo la difesa non vi sarebbe alcun dubbio di legittimità neppure sulla concessione relativa al ponte di collegamento con la zona di via Torino. «L’immobile di Tamanini avrebbe potuto essere espropriato per dar corso all’esecuzione di un’opera di interesse pubblico - puntualizza l’avvocato Mayr - perchè quel ponte era previsto dal piano urbano della mobilità già dagli anni 90. Non è stato necessario espropriare perchè il gruppo Podini ha poi trovato un accordo con Tamanini. Legittimamente».

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