BOLZANO. Semi infermità mentale al momento del fatto, assenza di pericolosità sociale (di conseguenza nessuna misura di sicurezza) e condanna (mite) a sette anni e due mesi di reclusione. Sono gli elementi essenziali della sentenza di primo grado emessa ieri pomeriggio a carico di Stefan Kiem, l’elettrotecnico altoatesino che il 30 ottobre di due anni fa massacrò a martellate, nell’abitazione di Sarentino, la suocera di 75 anni, Rosa Reiterer. Il processo, con rito abbreviato, si è concluso ieri pomeriggio davanti al giudice dell’udienza preliminare Carlo Busato che sulle condizioni mentali dell’imputato al momento del fatto si è attenuto in pieno alle indicazioni fornite dal professor Luciano Magotti, psichiatra forense di Milano. Il processo è stata caratterizzato proprio da una serie di consulenze tecniche contrastanti sulle condizioni psichiche dell’uomo. E tra chi lo riteneva completamente infermo di mente al momento del fatto (con conseguente non imputabilità) e chi, al contrario, lo ha sempre considerato perfettamente lucido, il giudice Busato (sulla base delle indicazioni della perizia d’ufficio) ha scelto la via di mezzo. La condanna a sette anni e due mesi di reclusione rappresenta comunque un risultato di tutto rispetto per il collegio di difesa sostenuto dagli avvocati Flavio Moccia e Loredana Pistoia, i quali pealtro hanno annunciato ricorso in appello. «Abbiamo ulteriori spazi di manovra in vista del secondo grado - ha commentato ieri pomeriggio a caldo l’avvocato Moccia - perchè il giudice non ha riconosciuto all’imputato l’attenuante del danno risarcito che, al contrario, era stata applicata anche dalla Procura nel computo finale della pena richiesta».

Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a 8 anni e 8 mesi di reclusione riconoscendo all’imputato tutte le attenuanti possibili (cioè le generiche, del danno risarcito e lo sconto di un terzo per il rito abbreviato) ma ritenendo l’omicida perfettamente in grado di intendere e di volere al momento del fatto. Il giudice invece ha riconosciuto come detto la semi infermità (che implica il dimezzamento della pena base) ma ha riconosciuto meno attenuanti. La Procura non farà appello. Gli avvocati difensori contano invece di ottenere in secondo grado una ulteriore riduzione di condanna nel tentativo di evitare all’uomo il ritorno in carcere. Stefan Kiem, infatti, attenderà in libertà la conclusione del procedimento penale. Unica limitazione: non potrà espatriare. Calcolando i mesi già trascorsi in carcere a titolo di custodia cautelare ed eventuali ulteriori riduzioni di condanna, Kiem potrebbe puntare a risolvere il suo debito con la giustizia chiedendo l’affidamento ai servizi sociali in prova. Trattandosi di un omicida accusato di aver massacrato la suocera a colpi di martello per stress , il risultato processuale ottenuto dalla difesa è realmente rilevante. Sulla presunta pericolosità sociale dell’omicida, un po’ tutti i consulenti si erano trovati d’accordo nel ritenere che Stefan Kiem, se adeguatamente curato, non corra alcun rischio di accumulare nuovo stress psichico in grado di esplodere in azioni molto violente, E proprio per questo, pur in assenza di misure di sicurezza disposte dal tribunale, l’imputato continua a seguire una specifica terapia di salute mentale presso le strutture sanitarie pubbliche altoatesine,

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