BOLZANO. Decisamente non sono tempi d’oro per il decentramento dei servizi nella periferia. Oltre alla crisi e al governo Monti, che imporranno per esempio la chiusura delle sedi giudiziarie minori, ora ci si mette anche il decreto Scajola del 2008. Poste italiane, come prescritto dal suddetto decreto, ha inviato all’Agcom, l’Autorità garante per le comunicazioni, l’elenco degli uffici postali non efficienti dal punto di vista economico. Quelli, insomma, che non generano flussi di denaro sufficienti a garantirne la sopravvivenza economica. La lista comprende in totale oltre mille uffici sul territorio nazionale, improduttivi e quindi da chiudersi. Per la precisione si tratta di 1.155 strutture. Per quanto riguarda l’Alto Adige ne sono citati tredici. Assai allarmati i sindacati dei postali, che nei prossimi giorni incontreranno i vertici aziendali. Non per trattare, ma per scoprire quando si agirà, quanti uffici effettivamente chiuderanno e se ci sia margine per trattare qualcosina. Le chiusure non sono né certe né decise, chiarisce Poste italiane. Ma non sono affatto da escludersi.

Gli uffici postali altoatesini citati nell’elenco consegnato da Poste Italiane all’Autorità garante per le comunicazioni sono, come detto, tredici, ossia: Anterselva (comune di Rasun Anterselva), San Paolo di Appiano (Appiano sulla strada del vino), Solda (Stelvio), Soprabolzano (Renon), Borgo Vittoria (Sinigo-Merano), Cardano (Cornedo all’Isarco), Cornaiano (Appiano), Prato Isarco (Cornedo), San Giovanni (Valle Aurina), Ponte Nova (Nova Ponente), Resia all’Adige (Curon Venosta), Collepietra (Cornedo), Stelvio. Altri dodici uffici chiuderanno in Trentino, addirittura diciotto nel Bellunese eccetera.

«Per il momento - spiega il sindacalista Danilo Tommasini (Uil Poste) - non sappiamo quasi nulla. Nel giro di pochi giorni incontreremo i vertici aziendali, per cercar di capire cosa stia per succedere. Non è detto che chiuderanno tutti, specie nella zona di Cardano; in tal caso si andrebbe ad azzerare completamente il servizio...». Spiace, prosegue Tommasini, «questo continuo depauperamento del territorio».

Alcuni uffici già ora sono ridotti a un solo o a pochi giorni di apertura, in futuro le condizioni potrebbero peggiorare. «Purtroppo la situazione attuale non permette nemmeno più tanto di trattare; l’azienda pretende dai lavoratori la massima flessibilità». A livello nazionale sono partite diverse sperimentazioni, come la consegna della posta soltanto un giorno sì e uno no. «Soppiantata dal web, la posta cartacea è in caduta libera». Si sta anche tentando di ripensare gli uffici postali nei piccoli comuni, per creare una sorta di centri multiservizi a disposizione delle amministrazioni locali. Per il resto, gli uffici che non solo non pareggiano il bilancio, il che sarebbe un’utopia, ma che dimostrano un’attività troppo scarsa da un punto di vista costi/benefici, c’è poco da fare, li si dovrà chiudere. Le Poste per ora glissano, riguardo all’elenco inviato all’Agcom: «Non risponde - si scrive in una nota ufficiale - a un piano di chiusure di uffici postali, materia che eventualmente andrebbe discussa preliminarmente con enti locali, Ministero dello sviluppo economico e AgCom».

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