BOLZANO. Al numero 33 di via Di Vittorio, nella sede della Onlus Volontarius, c'è un atelier dove le arti arrivano dritte al cuore di chi le sa vedere. E' un posto incredibile, dove tante persone scoprono che disegnare, dipingere o creare con il legno un oggetto non è solo una virtù destinata a pochi, ma un vero e proprio mezzo di comunicazione per tutti. Riccardo Rizzo, coordinatore dell'area artistica della Volontarius, tiene le fila di questo luogo, dove le tecniche artistiche si mescolano e dove spesso il disagio non è più un fatto del quale vergognarsi, ma un motivo di comunicazione attraverso l'arte. Chi si rivolge all’atelier sono persone che vivono momenti di difficoltà, chi cerca lavoro e non lo trova, chi non conosce ancora la lingua, chi non riesce ad inserirsi nell’ambiente scolastico oppure semplicemente chi ha voglia di dire qualcosa, ma non ha l’opportunità di farlo. «Di formazione sono pittore. Ad un certo punto mi sono stufato dell'idea di produrre quadri per venderli», racconta Riccardo, «Ho iniziato così a lavorare come custode per il centro profughi gestito dalla Volontarius e dopo poco mi è stata data la possibilità di unire l'arte al sociale. Ho pensato che questo fosse un modo decisamente migliore per investire le mie risorse artistiche. Sono convinto che alcune persone debbano ritrovare un linguaggio con il quale esprimersi e scoprire che dentro hanno un tesoro». E così Riccardo Rizzo da dieci anni mette tutte le sue energie per andare incontro alle persone in difficoltà attraverso dei percorsi artistici, individuali o di gruppo, che intraprende con chiunque abbia voglia di mettersi in gioco. La risposta è stata decisamente positiva. «Nell'atelier dipingiamo, disegniamo, creiamo oggetti in legno», racconta, «tutti abbiamo bisogno di nutrire la propria anima. Il mio lavoro è restituire un dialogo attraverso l'arte a chi purtroppo lo ha perso. Il mio compito è ricordare alle persone che vivono situazioni drammatiche che quello che pensano e provano è importante». L'obiettivo di Volontarius è ricordare a tutti noi che un senza tetto, un profugo oppure una prostituta, hanno bisogno di dialogo. Perché questi sono solo titoli che sono stati incollati loro addosso, senza tenere conto che chi vive situazioni di disagio è soprattutto un essere umano, una persona che come tale ha bisogno di comunicare i propri sentimenti. E di questo che si occupa Rizzo che, insieme ad Andrea Jack Frison per la parte musicale, elabora laboratori sempre nuovi. «Trasversalmente a questo atelier c'è l'unità di strada», riferisce Rizzo, «Nel camper che viene usato alcuni giorni della settimana per distribuire il cibo al parco Stazione trasporto il laboratorio mobile ed invito chiunque ne abbia voglia a disegnare qualcosa. Ad esempio non molto tempo fa ho chiesto ad alcuni ragazzi da poco arrivati in Italia di scrivere il loro nome nella propria lingua. Molti dei passanti sono rimasti stupiti dalla bellezza di queste scritte».

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