BOLZANO. «Qualcuno ha tentato di lanciare la palla in tribuna - aveva detto Francesco Sisto di FI - ma è stato servito». Intendeva, il capogruppo azzurro in commissione affari costituzionali, che sarebbe fallito il tentativo di far crollare l'intesa sulla nuova legge elettorale. «La palla», per l'onorevole , è l'anomalia uninominale dei collegi altoatesini e trentini sui quali si era prodotto l'impasse che aveva bloccato l'intesa, apparentemente solida, tra Pd, FI e 5Stelle sulla riforma. Oggi infatti, sarà discusso alla Camera, nelle stanze della commissione affari costituzionali, il "lodo" Brunetta. Dentro, c'è delineato un compromesso con grado di difficoltà dieci: una norma transitoria in base alla quale qualsiasi modifica alla cornice elettorale regionale sarà applicabile non dalle elezioni del 2018 ma a partire da quelle successive. Una deroga, una moratoria: noi fermi mentre gli altri riformano. Un "dribbling", per restare sulla metafora di Francesco Sisto, che consentirebbe alle principali forze politiche di salvare gran parte delle intese, togliendosi temporaneamente dai piedi la mina vagante dell'uninominale bloccato altoatesino. La nostra "anomalia" autonomista sarebbe congelata permettendo di far fare nuovi passi avanti alla riforma.«Una truffa», taglia invece corto Riccardo Fraccaro, pentastellato trentino. Perché onorevole? «Si continuerebbe a consentire alla Svp di garantirsi più dell'80% dei seggi con poco più del 40% dei voti. La tutela delle minoranze deve essere reale - insiste il deputato - e quindi deve consentire la presenza proporzionale di tutte le minoranze non solo di quella più potente. Che pure ricatta. Minacciando di far cadere il governo. E sono minacce molto ascoltate perché si tratta di poltrone e di vitalizi...». Ma il lodo Brunetta trova il netto diniego anche di Daniel Alfreider: «Qui si sta provando a tutelare una minoranza nazionale ma facendolo a tempo. Non è un compromesso - dice il deputato Svp - è un pasticcio. I collegi sono messi lì perché l'autonomia trovi le sue basi anche nelle garanzie di rappresentanza parlamentare. Si parla di accordi internazionali, di pacchetto». Cose serie, vuole intendere il deputato. Ma, scusi, tutti vi accusano di difendere un privilegio e, in più, di bloccare una riforma che garantirebbe la governabilità... «Un altro equivoco. Credete sul serio che tutto si sia bloccato per colpa dei sudtirolesi e di noi in particolare? La realtà è che l'inciampo è avvenuto sul tema delle preferenze e dei capilista bloccati. È lì il problema, non l'autonomia o i presunti privilegi». E sulla battaglia delle opposizioni in consiglio provinciale contro l'uninominale e a favore del proporzionale puro che garantirebbe, questo sì «la minoranza della minoranza», Alfreider è ancora più esplicito: «Se Roma o gli italiani dell'Alto Adige vogliono punire la Svp e fare spazio ai secessionisti con questo ci riuscirebbero. Perché il nodo qui, più che giuridico, è molto politico...».

Il Partito democrativo vuole a sua volta andare avanti sulla strada della riforma: «Non fermiamoci», ha ribadito il capogruppo in commissione affari costituzionali Emanuele Fiano. Ma ha anche chiesto «un supplemento di istruttoria sul tema del vincolo sul Trentino Alto Adige derivante dal voto dell'aula».

Che era avvenuto qualche mese fa con voto segreto. Ed è su questa deroga che la presidente della Camera Laura Boldrini ha promesso di verificare con «opportuni approfondimenti» se la norma transitoria sia applicabile in materia elettorale. Se cioè in un Paese che potrebbe andare alle urne col "tedescum" (misto collegi-proporz con sbarramento) o col "Rosatellum", variante mista, soltanto una regione possa continuare a farlo con l'uninominale. Seppur a tempo. Il Pd, dunque, va con i piedi di piombo, stretto com'è tra desiderio di far avanzare la riforma e storiche alleanze pattizie con la Svp sui collegi. «Il lodo Brunetta fa capire come Forza Italia e Partito democrativo siano già d'accordo», insinua invece Riccardo Fraccaro. Oggi se ne parlerà. Ma probabilmente molti chiederanno ulteriori pause di approfondimento. E la Svp è pronta a puntare i piedi ancora una volta.

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