BOLZANO. È davvero un’altra era, per la Libera università di Bolzano: nuovo statuto ispirato alla spending review, in esercizio da sole due settimane; nuovi rapporti politici (ed economici) col nuovo presidente della Provincia; infine, finiti gli anni delle vacche grasse, nuove sfide da intraprendere assieme alla società civile per contrastare la crisi economica, che rischia di ghermire anche l’ormai ex Alto Adige felix. L’anno accademico Lub è stato inaugurato ieri sera, in un’aula magna dove gli studenti, per usare un eufemismo, erano pochetti anzichenò. Tre, in sintesi, le parole d’ordine: far rientrare i cervelli altoatesini emigrati all’estero, dando ossigeno a loro e al contempo alla provincia; mettere in piedi un master di primo livello per tentar di abbattere la disoccupazione giovanile (anche post laurea); eliminare le barriere fra le varie discipline accademiche ma, soprattutto, fra ateneo e società. Perché, o ci si mette tutti insieme, o non se ne esce. Niente ricette calate dall’alto, occorre collaborare. E occhio all’etica.
Oltre alle massime autorità civili e militari della provincia, ieri nell’aula magna della Lub erano presenti anche i rappresentanti delle università di Padova, Venezia, Ferrara e Trieste, oltre ovviamente a Trento e Innsbruck. L’ospite di prim’ordine, però, era un altro, come riconosciuto esplicitamente anche dallo stesso speaker: Arno Kompatscher, il neo presidente della Provincia. «Ho un po’ la sensazione che si prova sempre, quando si entra all’università: essere piuttosto impreparati». Ha esordito così il successore di Luis Durnwalder, pure presente ieri. «Sono solo due settimane che ricopro la carica di presidente e assessore all’università», ha proseguito Kompatscher. «Per me è un grande onore, ma anche una grande sfida, che cercherò di affrontare con umiltà e consapevolezza. La Lub è stata una delle grandi conquiste degli ultimi decenni, ne siamo fieri e continueremo a sostenerla. Non dev’essere però l’ateneo della provincia, ma deve essere aperto al mondo. Nel programma di giunta per i prossimi cinque anni abbiamo garantito i mezzi necessari per la ricerca e l’innovazione. Più docenti, più ricercatori. Faremo di tutto perché i cervelli sudtirolesi ritornino qui, per insegnare, per ricercare. Qualcuno si è magari stupito che la delega sulla Lub non sia in capo all’assessorato alla scuola e cultura come in passato, ma faccia riferimento al sottoscritto, assessore all’innovazione. Ciò non significa che verrà meno la dimensione culturale, ma dobbiamo pensare in primis alle sinergie con il mondo dell’economia. Dovranno essere rafforzati i rapporti con le università dell’Euregio. Importante sarà creare reti con gli altri enti di ricerca: Eurac, Laimburg. Non ci dovrà essere competizione, ma sinergia».
Il presidente della Lub Konrad Bergmeister si è mosso sulla medesima lunghezza d’onda: nuovo statuto, nuovi corsi, 3.400 studenti di 63 paesi, 1.000 dei quali nuovi iscritti. Tra i punti di forza dell’ultimo anno, il convegno internazionale a luglio scorso con 2.700 insegnanti di lingua tedesca; il nuovo centro di competenza sulla storia regionale; l’accordo al forum di Alpbach che ha reso effettivamente operativo il concetto di università dell’Euregio assieme a Trentino e Tirolo. «Si sono messi potenzialmente in rete 5.000 scienziati. Grazie al trilinguismo saremo un faro nel panorama europeo». Da sommare la sfida della nuova biblioteca civica-Lub a Bressanone e l’Euregio School of Education, nata per formare i professori di scuola del futuro. Ora ci sarà un ulteriore potenziamento dello Studium generale, ha anticipato il presidente Bergmeister, e poi, proprio stamane in occasione della prima riunione 2014 del consiglio di ateneo, la presidenza proporrà un executive master di primo livello, «per dare nuove possibilità ai giovani disoccupati di entrare nel mondo del lavoro». Ormai, ha spiegato il presidente Bergmeister, «in Italia i giovani disoccupati hanno raggiunto quota 42%». Disoccupati giovani che non mancano nemmeno in Alto Adige, dove ormai si è raggiunta la quota del 12%. «Predisporremo corsi incrociati: informatica ed economia; economia e agraria, design e informatica. Per la Lub non ci saranno costi aggiuntivi. Proporrò questo master al consiglio, spero verrà accolto».
Il rettore Walter Lorenz ieri ha battuto sullo stesso tasto. «Il nuovo statuto ci permetterà di risparmiare, ottimizzando». Ma non basterà. «Dovremo creare dei posti di lavoro qualificati, per rendere appetibile il ritorno dei nostri cervelli emigrati all’estero. In questo modo daremo anche più visibilità al nostro territorio». Lorenz ha inoltre ribadito: «Questi nostri sono tempi difficili; dobbiamo metterci tutti assieme per trovare delle soluzioni, che non devono essere calate dall’alto. Il nostro compito come Lub sarà di mediare, tentando di abbattere le barriere fra ateneo e società civile. Davanti a noi sta una nuova era. Servono nuovi concetti, nuovi talenti, nuove idee».
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