BOLZANO. In un’Africa affamata, costretta a una migrazione incessante, il cosiddetto Primo Mondo esporta spesso armi oppure tecnologia. Ecco perché sembra originalissimo e curiosamente efficace un progetto che consentirà a una città etiopica di farsi il pane. Un progetto che parte dall’Alto Adige: il Bäckhaus Hackhofer, storico panificio dell’altopiano del Renon con cinque punti vendita a Bolzano, ha lanciato nei giorni scorsi una campagna benefica che durerà fino a Pasqua 2013, per raccogliere i fondi necessari a realizzare un grande forno a Soddo, capoluogo della regione etiopica di Volayta, garantendo così lavoro a una cinquantina di donne e cibo a migliaia di persone. Bambini, soprattutto.

Ce lo racconta Andreas Hackhofer, titolare del panificio. Che si presenta: .

Che cosa vi distingue?

«Facciamo solo pane in modo artigianale, senza chimica e additivi come si faceva cinquant’anni fa, con molte lavorazioni a mano».

E da quando mescola il pane con la beneficenza?

«È da sei-sette anni che pensavo di realizzare qualcosa di concreto, investendo sul mio lavoro. E allora appena i Medici dell’Alto Adige per il Terzo Mondo mi hanno proposto questa idea, ho subito accettato. Con entusiasmo: seguirò il progetto di costruzione del forno - il mulino è già pronto - e andrò in Etiopia almeno un paio di volte per sovrintendere ai lavori e alla logistica. Gli insegnerò anche a fare il pane: il primo viaggio è già previsto nel prossimo autunno. Un’esperienza che non vedo davvero l’ora di poter fare».

Esporterà anche ricette? Sarà pane sudtirolese o africano?

«Africano, anche perché dovranno utilizzare il grano che producono loro e che è adatto a certi tipi di pane che non è il nostro».

E come funziona la raccolta dei fondi?

«Sto cercando di coinvolgere i bolzanini e renderli partecipi dell’iniziativa. Per ogni pezzo di pane o di pasticceria che verrà acquistato in questo periodo e fino a Pasqua nei nostri negozi, metteremo da parte 40 centesimi. Inoltre, in ogni punto vendita - a Soprabolzano e a Bolzano in via Museo, via De Lai, via Torino, corso Libertà e alla funivia del Renon - ci sarà una cassetta per la raccolta di eventuali offerte da parte dei clienti. Infine, si può aderire versando direttamente sul conto del progetto “Hackhofer per l’Etiopia” nelle banche Popolare e Cassa di Risparmio».

Sui dettagli del progetto, sa tutto Monika Gross, segretaria dei Medici dell’Alto Adige per il Terzo Mondo: «A Soddo, Etiopia, i Medici lavorano da anni e hanno realizzato una scuola femminile, gestita da una coppia di Pordenone che ora ha lanciato l’idea del panificio. Il costo? Cinquantaduemila euro. Ma sarà molto prezioso perché servirà anche le scuole della zona, garantendo non solo il pane ma anche un sostegno all’economia e all’emancipazione delle donne, che grazie a un’associazione locale, Kdwa, sta cambiando profondamente quella zona».

Dove, va detto, di bocche da sfamare ce ne sono parecchie: ogni donna partorisce in media 5,2 figli. E quindi il pane che arriva dall’Alto Adige è quasi una manna. Una ragione in più per mettere mano al portafoglio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA