PHOTO
BOLZANO. «Solo un superticket, simile a quello degli Usa, può salvare il Pronto soccorso dall’assalto quotidiano».
Luigi Rubino, segretario provinciale della Fimmg (Federazione medici di medicina generale), spiega che toccare il portafoglio dei pazienti resta l’unica via d’uscita per liberare il servizio d’emergenza dell’ospedale di Bolzano che fronteggia in media 260 pazienti al giorno (127 mila l’anno). Ricordiamo che al Pronto soccorso già si paga (salvo esenzioni) per le prestazioni non seguite da ricovero. Per i casi giustificati: 15 euro, per i casi non giustificati 50 euro a cui va ad aggiungersi la tariffa prevista per ogni prestazione specialistica ambulatoriale fino ad un massimo di ulteriori 100 euro. «Sì è vero si paga ma vorrei vedere alla fine quanti pagano sul serio. Credo che la stragrande maggioranza di coloro che usano il Pronto soccorso saltando a piè pari noi medici di medicina generale (di famiglia) abbiano in mano esenzioni vistose. Il Servizio sanitario provinciale fa bene il suo lavoro ma non mi piace che alcuni cittadini pensino che a loro sia tutto dovuto». Il primario Mario La Guardia, spiega che l’82% di coloro che si mettono ore in coda nella sala d’aspetto del San Maurizio, saltano il medico di famiglia. La questione viene ribadita da Thomas Mathà, braccio destro dell’assessore Martha Stocker. Scusi dottor Rubino ma perchè succede? «Perchè se un paziente viene per esempio da noi, e non ritengo che la sua situazione sia urgente, per fare una qualsiasi analisi diagnostica aspetta settimane se non mesi. Cosa che non succede se si rivolge direttamente all’ospedale». Il problema allora qual è? «Sempre lo stesso. Liste d’attesa troppo lunghe che invitano alla scorciatoia». La sanità, tutta, da anni aspetta la cosiddetta riorganizzazione del Territorio che non si vede. Lunedì la commissione legislativa ha dato l'ok alla delibera presentata dalla Stocker nell'ambito del disegno di legge Omnibus che prevede l’applicazione del decreto Balduzzi per la creazione di ambulatori medici integrati, all'interno dei quali lavorerà un pool di professionisti. Lei che ne dice? «Andiamo parlando di aggregazioni di medici di medicina generale dal 2004 ma l’assessorato non ci è mai stato a sentire perchè la questione prevedeva il recepimento del contratto nazionale. Credo che l’organizzazione del lavoro adatta per l’Alto Adige si possa concretizzare nelle cosiddette “aggregazioni funzionali territoriali” che, pensate bene, possono effettivamente garantire continuità assistenziale alla popolazione nel corso dell’intera giornata». Voi medici pensate che i gruppi di lavoro, messi insieme dall’assessorato, l’11 settembre saranno effettivamente in grado di consegnarci una medicina del Territorio ridisegnata o no? «Ho parecchi dubbi, anche perchè nessuno ha discusso con i diretti interessati ma devo dire che la Stocker si sta muovendo bene. Mi piace che abbia chiuso la Fondazione Vital che mangiava soldi e mi piace che abbia cancellato certe commisssioni sanitarie che costavano molto e concludevano gran poco. Prima di dire qualsiasi cosa dobbiamo vedere se la rivoluzione tanto attesa arriverà veramente o se vi troveremo di fronte all’ennesima perdita di tempo».


