BOLZANO. C'è la direttissima ferroviaria. Ma Bolzano avrà la direttissima ciclabile. È questo che ci aspetta nel 2019: l'evoluzione della specie sul tavolo della mobilità sostenibile. I particolari sono ancora parzialmente coperti dal segreto delle ripartizioni ma il tracciato è stato scelto: una lunga linea (quasi) retta che corre dal centro alla Zona passando per la sponda sinistra dell'Isarco. Di fronte e in parallelo a quella, ormai storica, sull'altra riva. Dritta come un fuso per arrivare prima al lavoro. E senza intoppi o troppe curve e attraversamenti promiscui. Perché la direttissima? «Diciamo la verità: negli ultimi anni - spiega Maria Laura Lorenzini - sono cambiate le esigenze dei bolzanini visto che tutta la parte sud della città è diventata molto più frequentata. Il percorso tradizionale porta ai quartieri, dall'altra parte del fiume. Da questa, invece, c'erano dei problemi».
In effetti molti ormai, per “tagliare” il percorso e non finire nell'affollatissima pista che porta verso Don Bosco, finivano ad armeggiare intorno a viale Trento, tra bus, fermate, salti di quota e fuoriuscite improvvide. Il nuovo tracciato fa insomma la funzione di quello che potrebbe svolgere una tangenziale dei sogni per la viabilità ordinaria rispetto alla vecchia arginale: accorcia i tempi, punta dritto alla meta e finalmente unisce in modo funzionale due parti di città che ormai si equivalgono come numero di abitanti e frequentazioni. Visto che Bolzano sud, di giorno, è quasi più fitta di Bolzano nord, connettendo centro a Zona. Detto della direttissima ciclabile, che non entra nel grande piano della "ciclopolitana" i cui lavori partono a gennaio e riguardano soprattutto la riqualificazione dell'esistente in un vasto programma che comprende anche il bike sharing e l'illuminazione, resta da dire del grande piano per la Bolzano verde. «Dopo tanta attenzione alla viabilità vorrei adesso dedicarmi al mio core business - dice l'assessora Lorenzini - cioè il verde...». Che si tradurrà, nella pratica e anche nei suoi aspetti legati all'urbanistica in generale, su tre livelli: i tetti verdi, gli orti e, ultima novità ancora da costruire nella sue possibilità operative, gli "orti terapeutici". Questi ultimi toccano una serie di esigenze che, partendo dalla pace e dalla felicità che può offrire in linea generale e "erga omnes" la cura delle piante, intercetta anche gli ultimi studi scientifici sul supporto terapeutico specifico che le stesse cure e il lavoro sul campo e nei campi forniscono rispetto alla cura di specifiche patologie. Ma l'idea del l'assessora va oltre quella che può essere la declinazione orticola della pet terapy. Perché questi orti potranno essere posti a disposizione anche degli operatori sanitari, di quelli specialisti che svolgono attività complementari rispetto anche a gravi patologie, assistendo malati o affiancando chi vive con disabilità. E perché? «A volte il loro stress, in questo continuo contatto con la malattia, diventa più grave della malattia stessa. Sono persone che hanno bisogno di luoghi di pace...», dice ancora la Lorenzini. Quindi luoghi verdi non solo per anziani ma anche per malati, disabili e, ecco la novità, per chi li assiste. Che potrà avere spazio e tempo per vivere la cura degli alberi e delle piante accanto agli assisti oppure da soli. Infine il programma tetti verdi che sono la frontiera della riqualificazione rispetto alla lotta contro l'inquinamento. In luoghi urbani fittamente edificati non basta "costruire sul costruito" per attenuare l'impatto della cementificazione e dell'uso continuo di sempre nuove aree edificabili. Un vasto piano di verde sui tetti, secondo le nuove possibilità offerte dalle tecniche arboree e orticole, sono la risposta alla carenza di alberi lungo le nostre strade. Anche perché, a livello del terreno, spesso le piante che sopravvivono soffrono, mentre in alto potranno trovare aria per stare meglio.
Ecco cosa ci attende nel 2019. Correre veloci verso il lavoro con la direttissima e nuovi orizzonti orticolari. (p.ca.)
In effetti molti ormai, per “tagliare” il percorso e non finire nell'affollatissima pista che porta verso Don Bosco, finivano ad armeggiare intorno a viale Trento, tra bus, fermate, salti di quota e fuoriuscite improvvide. Il nuovo tracciato fa insomma la funzione di quello che potrebbe svolgere una tangenziale dei sogni per la viabilità ordinaria rispetto alla vecchia arginale: accorcia i tempi, punta dritto alla meta e finalmente unisce in modo funzionale due parti di città che ormai si equivalgono come numero di abitanti e frequentazioni. Visto che Bolzano sud, di giorno, è quasi più fitta di Bolzano nord, connettendo centro a Zona. Detto della direttissima ciclabile, che non entra nel grande piano della "ciclopolitana" i cui lavori partono a gennaio e riguardano soprattutto la riqualificazione dell'esistente in un vasto programma che comprende anche il bike sharing e l'illuminazione, resta da dire del grande piano per la Bolzano verde. «Dopo tanta attenzione alla viabilità vorrei adesso dedicarmi al mio core business - dice l'assessora Lorenzini - cioè il verde...». Che si tradurrà, nella pratica e anche nei suoi aspetti legati all'urbanistica in generale, su tre livelli: i tetti verdi, gli orti e, ultima novità ancora da costruire nella sue possibilità operative, gli "orti terapeutici". Questi ultimi toccano una serie di esigenze che, partendo dalla pace e dalla felicità che può offrire in linea generale e "erga omnes" la cura delle piante, intercetta anche gli ultimi studi scientifici sul supporto terapeutico specifico che le stesse cure e il lavoro sul campo e nei campi forniscono rispetto alla cura di specifiche patologie. Ma l'idea del l'assessora va oltre quella che può essere la declinazione orticola della pet terapy. Perché questi orti potranno essere posti a disposizione anche degli operatori sanitari, di quelli specialisti che svolgono attività complementari rispetto anche a gravi patologie, assistendo malati o affiancando chi vive con disabilità. E perché? «A volte il loro stress, in questo continuo contatto con la malattia, diventa più grave della malattia stessa. Sono persone che hanno bisogno di luoghi di pace...», dice ancora la Lorenzini. Quindi luoghi verdi non solo per anziani ma anche per malati, disabili e, ecco la novità, per chi li assiste. Che potrà avere spazio e tempo per vivere la cura degli alberi e delle piante accanto agli assisti oppure da soli. Infine il programma tetti verdi che sono la frontiera della riqualificazione rispetto alla lotta contro l'inquinamento. In luoghi urbani fittamente edificati non basta "costruire sul costruito" per attenuare l'impatto della cementificazione e dell'uso continuo di sempre nuove aree edificabili. Un vasto piano di verde sui tetti, secondo le nuove possibilità offerte dalle tecniche arboree e orticole, sono la risposta alla carenza di alberi lungo le nostre strade. Anche perché, a livello del terreno, spesso le piante che sopravvivono soffrono, mentre in alto potranno trovare aria per stare meglio.
Ecco cosa ci attende nel 2019. Correre veloci verso il lavoro con la direttissima e nuovi orizzonti orticolari. (p.ca.)

