BOLZANO. Bolzano da salvare, con le sue architetture di fine Ottocento, è un fronte che si compatta.

E non c'è solo la difesa di villa Erika, a Gries, ma si apre una nuova emergenza: tra le rose del maso Plattner, nel quartiere Fago, in uno degli scorci più suggestivi di quella parte di città, dove si respira un'atmosfera quasi mediterranea, il pericolo arriva di nuovo dalla prossima costruzione di un edificio contemporaneo che spianerebbe il piccolo padiglione che occhieggia al termine del giardino, rompendo l'unità di tutto quell'"insieme" direbbe l'assessore Bassetti.

E su questa doppia trincea si schiera, con l'Heimatschutzverein (l'Italia Nostra sudtirolese) anche l'Università di Innsbruck. Perché il rischio è cancellare una testimonianza urbana che aveva iniziato ad apparire agli albori del XX secolo bolzanino, quando la città si ingentiliva soprattutto nei suoi quartieri ai margini di Gries. «Combatteremo contro la demolizione di villa Erika e contro la costruzione di una nuova casa anonima a maso Plattner», minaccia Helmuth Rizzolli, anima e mente dei protezionisti bolzanini.

Perché da un lato, villa Erika è un esempio delle influenze bavaresi che in quell'ultimo scorcio del secolo punteggiarono diversi luoghi della città ed è questa la ragione per cui la villa, secondo l’Assciazione dei protezionisti sudtirolesi, «è uno degli edifici degni di essere conservati compresi nell'articolo 26 della norma di attuazione del pub bolzanino. E invece il nuovo progetto farà posto ad una costruzione anonima completamente irrispettosa della cultura locale. E il progetto, inoltre, viola un articolo di legge».

Poi, dall'altro lato del fronte, nel parco di maso Plattner, è prevista un'ulteriore costruzione a tetto piatto, "irrispettosa - secondo Rizzolli- delle peculiarità architettoniche circostanti", rompendo l'unita dello skyline dei tetti tutt'intorno. Insomma, con tanti saluti per la cosiddetta tutela degli insieme che dovrebbe difendere l’identità (e la storia) urbanistica di una zona.

«Architettura contemporanea non significa necessariamente tetto piatto, soprattutto nell'area alpina - osserva l'associazione- dove il tetto spiovente è espressione di una tradizione funzionale profondamente radicata».

Anche per questo con i protezionisti è scesa in campo questa volta anche l'università di Innsbruck, con il suo Archivio per l'architettura. «Un passo alla volta - osserva ancora Rizzolli- il volto del nostro paesaggio architettonico sta sbiadendo per dare spazio a edifici intercambiabili senza nessun legame con i luoghi».

La battaglia è appena cominciata. (pc)

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