PHOTO
BOLZANO. La violenza sulle donne non è un fenomeno che possiamo tenere distanti. Non accade «solo agli altri». Su cinque donne che si incontrano in Trentino Alto Adige una è stata vittima di violenza fisica o verbale. Ecco perché serve parlarne anche attraverso i numeri che rappresentano una spia allarmante e costituiscono un motivo in più per partecipare alla corsa antiviolenza che si terrà domenica mattina.
Secondo i dati Istat elaborati dall’associazione Gea, infatti, le donne in regione che dichiarano di essere state vittime di violenza sono il 31,5 per cento. Nel 2016 si sono rivolte per la prima volta al centro antiviolenza 139 donne, 60 delle quali hanno continuato il loro percorso per un totale di 199 donne assistite. Nella struttura protetta sono ospitate in 14 e 17 sono i minori. «Proprio a loro - spiega il direttore dell’ufficio famiglia del Comune Stefano Santoro - e al concetto di violenza assistita è dedicata la sesta edizione della Corsa. Domenica, infatti, sarà la Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia».
Gabriella Kustatscher, presidente di Gea, invita soprattutto gli uomini a riflettere su quanto sta accadendo. «La violenza domestica è la più diffusa e arriva da persone con cui si convive o di cui ci si fida». Nel 98% dei casi ad essere violento è l’uomo: nell’82% è il partner o l’ex partner, nel 14% si tratta di altri familiari e per il restante 4% di conoscenti. Il 96% delle violenze avviene in casa e il 31% delle vittime ha subìto questa condizione per più di 10 anni. Il 65% di chi maltratta è cittadino italiano e il 44% è in possesso di un titolo di scuola superiore (13%) o della laurea (31%). Il 75% delle donne vittime ha figli e, di questi, il 52% ha subito forme di violenza assistita e il 27% anche diretta. Solo il 13% ne è uscito indenne.
«Affrontare con coscienza questo argomento è una questione di civiltà, educazione e sensibilità sociale», sottolinea il sindaco di Bolzano Renzo Caramaschi. «I figli e le figlie di queste donne - gli fa eco l’assessore alle pari opportunità Maria Laura Lorenzini - meritano attenzione». Presente anche l’assessore al sociale Sandro Repetto: «È nostro obbligo dare risalto a queste iniziative perché questa emergenza è diffusa ovunque. Dobbiamo essere un supporto costante».
Il lavoro della questura. Sono 29 i casi che la divisione anticrimine della questura di Bolzano ha affrontato nel 2016. Di questi 10 si sono risolti prima del provvedimento amministrativo dell’ammonimento del questore, 13 con l’ammonimento stesso, 3 persone sono state denunciate all’autorità giudiziaria e in 3 occasioni si è arrivati alla querela per stalking. «Capisco - chiude il questore Lucio Carluccio - che l’ammonimento possa sembrare inadeguato, ma le statistiche ci mostrano come sia uno strumento efficace. Abbiamo una sezione specializzata che sta lavorando molto bene ed è sempre presente».
©RIPRODUZIONE RISERVATA


