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SAN CANDIDO. Nel momento in cui il discorso dei tagli alla spesa pubblica tocca la sanità altoatesina, e ciò accade praticamente in modo ricorrente come se i diritti della periferia fossero diversi e inferiori a quelli dei grandi centri urbani, l’ospedale di San Candido torna puntualmente in discussione. Questo significa, in altri termini e più concretamente, che torna puntualmente a forte rischio di tagli, se non addirittura di sopravvivenza. L’ipotesi era stata paventata nel 2010 nell’ambito della riforma sanitaria altoatesina, sollevando una vera e propria protesta popolare in tutta l’Alta Pusteria, con migliaia di firme raccolte pro ospedale e una grande manifestazione capeggiata da sindaci e primari. Adesso sta succedendo di nuovo, nel momento in cui la Provincia si trova ad affrontare gli impegni della “spending review”.
Anche in questo frangente la veemente protesta politica, associativa e soprattutto popolare, in favore del mantenimento dei servizi dell’ospedale di San Candido non si è fatta attendere e per il momento si è manifestata in una lettera aperta indirizzata alla giunta provinciale e al presidente Durnwalder, oltre che a tutti i media provinciali, sottoscritta in primis dai 7 sindaci dell’Alta Pusteria con Monguelfo e Casies, dai rispettivi assessori alle attività sociali e dai responsabili di tutte le associazioni che operano nel volontariato e nel sociale. Oltre che naturalmente dalle responsabili del movimento di iniziativa popolare sorto anni addietro a sostegno dell’ospedale di San Candido e dei suoi servizi. «Non ci sarebbe bisogno di ribadire i meriti del nostro ospedale - si legge nella lettera di protesta contro le ipotesi di taglio - ma ne vogliamo sottolineare l’importanza, a chi se l’è dimenticata, citando i premi che l’Organizzazione mondiale della Sanità gli ha conferito, nel 2010 con la certificazione di “Ospedale amico della donna” al suo reparto di ostetricia e ginecologia e nel 2011 come “Babyfriendly Hospital” al reparto di pediatria. La sua importanza sul territorio è riconosciuta - prosegue la lettera - e anche i dati come “day hospital” parlano di occupazione ottimale della struttura per cui ipotizzare dei tagli o, come si sta facendo, non reintegrare la rotazione fisiologica, non può e non deve trovare giustificazione alcuna. La definizione di assistenza medica di base deve essere ancorata all’esistenza degli ospedali periferici - conclude la missiva - perchè per una provincia come l’Alto Adige la sua popolazione deve esserne il primo valore».
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