BOLZANO. Il mondo del lavoro è anche «grigio», non possiede solo colori netti. Perché tra occupazione e disoccupazione esiste una terra di nessuno, un luogo in penombra dove centinaia di persone stanno come sospese: chi perché un lavoro l'ha perso, chi invece perché ha perso la speranza di trovarlo e chi infine se ne sta lì, in attesa di decidere cosa fare della sua vita, pur avendo titoli e preparazione per provarci. È in questo corridoio che sembra non avere porte ne d'accesso ne d'uscita che prova ad entrare «Antoine». Che è un progetto rivolto agli «inoccupati"», per i quali si è ritagliato l'acronimo "neet", che sono coloro che se ne stanno fermi, non impegnati ne nello studio, ne nel lavoro e neppure nella formazione. E che sono soprattutto giovani. Ma pure a chi aveva un lavoro e ora non l'ha più, travolto dalla crisi dell'industria o dai tagli orizzontali, che possiede un titolo di studio ormai non più facilmente spendibile, poche competenze tecniche o una qualificazione mirata solo al precedente lavoro. E che giovani non sono più. I quali hanno cinquant'anni e tengono famiglia e magari figli. Come nel caso dei dipendenti della ex Solland Silicon di Sinigo. «L'impegno di Antoine è aiutare questa gente a riprendersi in mano un progetto di vita» dice Renzo Roncat, direttore dell'area formazione professionale di lingua italiana. Accompagnarli in un processo di (nuova) formazione capace di individuare i talenti di ognuno e di rimetterli in gioco. Ma soprattutto in circolo. Perché, come ha spiegato ieri Christian Tommasini in un luogo simbolo, la scuola professionale di Santa Geltrude, la particolare struttura del progetto è assemblata su misura per mettere in comunicazione potenziali lavoratori inoccupati con le imprese, con coloro che potrebbero cercare proprio “lui” o “lei”. Ma che non sanno reciprocamente nulla di sè. «L'idea è stata quella di provare a mettere in piedi corsi di formazione individualizzati, non generici» spiega il vicepresidente della giunta. «Che trovino per ognuno un proprio modo di riformarsi, di riprovare a dotarsi di nuove conoscenze» aggiunge Maurizio Prescianotto dell'orientamento professionale. Ma le imprese, gli imprenditori? C'erano ieri alla presentazione di "Antoine". E molti di loro non aspettavano altro che avere un contatto con potenziali collaboratori per i quali la struttura provinciale si potesse far garante, assicurando ad entrambi serietà di approccio e modernità e spendibilità delle nuove competenze. Saranno almeno 250 le persone di cui il progetto si farà carico. «Non lasciare indietro nessuno», ecco il senso. Pur in una provincia che ha un tasso di disoccupazione molto al di sotto di altre medie intorno a noi (3,8%). E anche quello giovanile non supera il 10%. «Ma - ha osservato Toni Serafini della Uil - anche in Alto Adige la percentuale di chi non ha comunque un lavoro fisso e gode di una occupazione a tempo determinato raggiunge il 76%. Ed è in quest'area che si annida la precarietà». Che può starci anche in un terreno di apparente piena occupazione. E costituire la base di partenza della futura "inoccupazione". È qui che opera adesso Antoine, che trae il suo nome dai "400 colpi", film-icona di Truffaut sull'universo giovanile. Ed è per questa ragione che a Santa Geltrude c'erano anche i sindacati. E pure le associazioni imprenditoriali. Non si connota come un corso di formazione classico. Tenta di muoversi attraverso percorsi asimmetrici, che seguano le diverse personalità. Perché essere "neet" significa avere anche dei "blocchi" interiori che impediscono di darsi da fare sul mercato. E essere disoccupati a 50 anni vuol dire, magari, aver perso autostima, non credere più in se stessi. In concreto Antoine offrirà un supporto orientativo iniziale, che poi potrà trasformarsi in "accompagnamento al tirocinio", fino alla formazione di chi ha scarse competenze o studi con carente specializzazione. Per informazioni: 0471 414487.