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BOLZANO. Ieri Bolzano è stata la città delle due manifestazioni contrapposte. Da una parte i favorevoli al disegno di legge per le unioni civili, dall’altra quelli contro. Alle 10.30 in piazza Mazzini si è tenuta la veglia di protesta delle Sentinelle in piedi, mentre con l’hashtag #Svegliatialia alle 15:30 davanti al Municipio è scattata l’ora dei diritti per le coppie gay. Centinaia di orologi hanno suonato all’unisono per dare metaforicamente la sveglia a un paese, l’Italia, ancora fermo al palo, in Europa, sulla questione dei diritti per le coppie omosessuali.
Il matrimonio gay infatti è legale in Francia, Regno Unito, Spagna, Paesi Bassi, Portogallo, Belgio, Islanda, Danimarca, Norvegia, Finlandia, Svezia e Lussemburgo e da qualche settimana anche in Grecia. Germania e Austria hanno invece le unioni civili.
Ora questo disegno di legge, che porta la firma dalla senatrice Monica Cirinnà (PD), esiste ed è sul tavolo del Parlamento, la prossima settimana entrerà nell’iter legislativo del Senato e sembra che questa volta abbia buone chance di entrare a tutti gli effetti nell’ordinamento dello Stato. In una piazza gremita c’è anche l’onorevole Francesco Palermo. «Anche se questo che ci prepariamo a votare in aula è un testo timido e probabilmente verrà alleggerito ulteriormente, ma è importante che passi perché servirà ad aprire una porta».
Una porta che fin ora è rimasta chiusa nonostante il succedersi negli ultimi anni di una serie infinita di discussioni su diversi disegni di legge che alla fine non hanno mai visto la luce (ricordiamo i “DiCo”, i “pacs” addirittura una proposta a firma Rotondi Brunetta sui diritti doveri reciproci, i “DiDoRe”).
«Una legge che non tocca in nessun modo i diritti di chi già ne ha, ma è indispensabile perché aggiunge diritti a chi non ne è senza- prosegue il senatore che lancia un messaggio tra le righe ai colleghi senatori altoatesini - mi sembra inoltre importante per la prospettiva di questo territorio che ha sempre avuto a cuore la tutela delle minoranze, di tutte e non solo di quelle che ci sono più “simpatiche”».
Tante le testimonianze e le voci che si sono alternate sul palco. Ragazzi come Kevin Gramigna o Robert Pisetta, che nonostante la loro giovane età già sono in prima linea per rivendicare dignità e uguaglianza. Diversi anche i rappresentanti di partiti e associazioni che hanno voluto portare un messaggio di solidarietà o un testimonianza personale come Guido Margheri che ha raccontato della “fuga” di suo fratello in Belgio per potersi sposare; un problema che interessa migliaia di cittadini costretti appunto a volare all’estero per vedersi riconoscere un diritto. Tra chi è in piazza c’è anche chi esprime con rabbia le lunghe ed estenuanti battaglie in nome dei diritti, come Gian Luca Bartellone, è lui a porre in maniera forte la domanda: «Sono o non sono un cittadino della Repubblica italiana sì o no? Perché se sono un cittadino che sostiene con le proprie tasse non vedo per quale motivo non posso avere gli stessi diritti degli altri. Punto. Non ci può essere altro motivo».
Agli interventi sì alterna la musica di un duo acustico, il freddo pungente gela le gambe dei presenti e le dita del chitarrista che qualche volta è costretto a fermarsi, ma nessuno ci fa caso, il freddo di questo pomeriggio di gennaio scivola via tra le festose bandiere arcobaleno e i sorrisi carichi di orgoglio e speranza.
Tra gli organizzatori c’è soddisfazione, la maggior parte sono giovanissimi, sono quasi tutti ragazzi del Centaurus - storico punto di riferimento per gli omosessuali altoatesini.
Tra loro Gabriel Hertscheg 19 anni: «Per noi questa battaglia significa uguaglianza, questa legge è solo un primo passo».
Anna Lena Larcher 20 anni: «Sarebbe un segnale molto importante se passasse questa legge, per me personalmente significherebbe finalmente venire accettata dalla società».
Tessa Brancaglion 21 anni: «A un certo punto i miei amici cominceranno a sposarsi e io non potrò, come farò a non sentirmi diversa se lo stato che dovrebbe tutelarmi è il primo a discriminarmi? Vedere intorno a me gente che va via dal mio paese per un motivo del genere è molto triste».
«Non possiamo più aspettare - dice il presidente di centaurus Andreas Unterkircher - per secoli abbiamo vissuto senza questo diritto, ma avere diritti fa parte del benessere delle persone proprio come mangiare e penso che nella nostra società oramai siamo maturi per questa cosa».
Alle quattro e mezza la manifestazione volge al termine, ma le persone fanno fatica ad andare via, c’è ancora euforia e voglia di stare insieme e di festeggiare, ma forse è presto per cantare vittoria, la strada è ancora lunga. Per Unterkircher le presenze alla manifestazione sono state sopra ogni aspettativa, 200 forse di più, cifre, per il movimento gay a Bolzano: «Avevamo timore che la contemporanea e importante manifestazione antifascsta avrebbe abbassato il numero dei partecipanti invece siamo molto contenti. Speriamo che davvero l’Italia si svegli, anche perché questa non è neanche la legge che vogliamo è solo un primo passo, noi ci batteremo fino in fondo per il matrimonio egualitario, che significa per noi una piena uguaglianza di diritti».
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