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BOLZANO. L'imperatore asburgico Franz Josef non si sarebbe potuto mai immaginare che la sua persona avrebbe avuto qualche implicazione nella risoluzione dei periodici problemi economici cui un nascente mezzo di comunicazione di massa a lui ignoto sarebbe andato incontro in un lontano futuro. Nonostante il capitale versato dai soci al momento di costituire la cooperativa Radio Popolare, c’erano infatti sempre gli affitti da pagare, le bollette, la necessità di qualche apparecchiatura più moderna per la sala di trasmissione. Una delle fonti principali per la raccolta di fondi, così come lo sono oggi, erano allora le feste organizzate dalla radio, dapprima a livello di quartiere, usando come sede il cortile delle scuole Tambosi, più avanti ricorrendo anche ad altri luoghi come il Foro boario a Gries. Ma a un cero punto della storia “antica” della radio, fu proprio Franz Josef/Cecco Beppe a garantire un’importante entrata pecuniaria!
«Quando abbiamo cominciato a trasmettere – racconta Ennio Dalpiaz – tanti ragazzi che frequentavano la radio portarono varie cose da casa per aiutarci ad arredare i locali. Qualcuno, ma nessuno si ricorda più chi fosse, portò una vecchia scrivania che quando fu tirata su la parete per dividere la sala trasmissioni da quella delle riunioni rimase nella parte più interna. Quando più avanti decidemmo di optare per arredi più funzionali si rese necessario eliminare qualcosa, tra cui quella vecchia scrivania che però non passava dalla porta che avevamo aperto nella parete che avevamo tirato su per ricavare due locali dallo stanzone originario e quindi fummo costretti a smontarla per farla uscire».
«In sostanza – prosegue Tiziano Botteselle – la scrivania aveva uno scomparto segreto in cui era nascosta una moneta d’oro con l’effige di Cecco Beppe.»
«Un’emissione speciale – ricorda Giuliano de’ Concini – coniata nel 1908 per festeggiare il sessantesimo anniversario dell’ascesa al trono dell'imperatore. Non riuscendo a rintracciare il ragazzo che aveva portato in radio il mobile con lo scomparto segreto, finimmo con l’andare a far valutare la moneta da un numismatico che ne stimò il valore in più di un milione e ci propose di acquistarla per ottocentomila lire».
«Ci comprammo un microfono Sennheiser come quelli che usava allora la RAI – racconta Marco Trentin – e credo che in radio lo usino ancora». «In questo modo – chiosa ridendo de’ Concini – a propria insaputa Cecco Beppe è diventato il maggior “azionista” di Radio Popolare».
Nel 1979, in vista delle elezioni provinciali, la radio fu presa in considerazione dal Partito Radicale per trovare un proprio avamposto in Alto Adige: in occasione di quelle elezioni si presentò la lista Nuova sinistra/Neue Linke che era appunto una sorta di emanazione locale, con connotazioni particolari, del partito di Marco Pannella. Ci furono più incontri tra il direttivo della radio, Alexander Langer (che del nuovo partito era la figura di punta) e lo stesso Pannella che era disposto a sborsare diversi soldi (molti più di quelli “donati” da Francesco Giuseppe). «L’idea di base di Pannella – rammenta Botteselle – era quella di affittare letteralmente la radio e di usarla per fare campagna elettorale dalla nostra antenna. Ci sono state lunghe discussioni, ma anche se molti di noi simpatizzavano per il nuovo partito di Langer, la cosa non andò in porto».
«Non è che la faccenda non ci interessasse – è Marco Trentin a parlare ora – semplicemente volevamo essere liberi, anche se eravamo d'accordo con certe idee, quello che ci interessava era creare dibattito senza essere riconducibili ad un partito o ad un altro. La campagna elettorale dei radicali fu poi affidata alle frequenze di Radio Nord. Sempre in quegli anni ricordo che per la rassegna stampa del sabato mattina andavo a prendere Arnold Tribus in Vespa e lo portavo in radio, siccome lui conosceva i direttori di un sacco di quotidiani si riuscivano così ad avere commenti e notizie».
Negli anni di via Claudia Augusta sono stati davvero molti i giovanissimi che hanno cominciato a orbitare intorno a Radio Popolare, qualcuno proveniente da esperienze come Lotta Continua, molti dal comitato interscolastico, qualcuno magari solo per sperimentare il fascino di parlare attraverso un microfono o provare a impressionare le ragazze, qualche altro per poter mettere su qualche buon disco, tutti però coinvolti in quello spirito di estraneità ai cliché tipici delle radio commerciali.
Alcuni di loro hanno fatto autenticamente la storia della radio negli anni successivi, certi con continuità, altri a fasi alterne, e c’è chi si è fatto le ossa – giornalisticamente parlando – proprio trasmettendo dai microfoni sui 98.400 mhz. Antonio Vaccaro, oggi una delle colonne portanti dell’emittente, ha cominciato a frequentarne la sede nell’autunno del 1977 e dopo la classica gavetta col programma musicale pomeridiano ha condotto molte puntate di un programma dedicato all’informazione sui temi del nucleare e dell’ecologia insieme a Giuseppe Sacco: «Era una pippa pazzesca – ricorda ora sorridendo – perché non avevamo il senso dei tempi radiofonici, eravamo documentatissimi ma la trasmissione era molto lunga, oltre due ore tutte parlate… Adesso, quando in Radio arriva qualcuno di nuovo, se riesco mi prendo il tempo di ascoltarlo e, sulla scorta della mia esperienza passata cerco di dargli consigli, soprattutto quello di non parlare più di cinque minuti di fila, altrimenti si rischia di perdere l’attenzione di chi sta ascoltando. Soprattutto se si sta conducendo il programma da soli».
I nomi dei ragazzi transitati per Via Claudia Augusta e per le altre sedi sono moltissimi, ricordarli tutti ora è impossibile, anche se qualche nome va sicuramente fatto: i fratelli e le sorelle Vaccaro, le sorelle Simonetta e Silvia Stringari, Giorgio Bagatta, Cesare Di Gesaro, Fernanda Scarmagnan, Giorgio Dainese detto “Venezia”, Claudio Vedovelli detto “Caio”, Leone Sticcotti, Gianfranco Maffei, Giorgio Sclavi, “Vigorone”, “Cippele”, Mauro Chiarel, Paolo Mascalzoni, Flavio Poggi detto “Kal”, Stefano Degasperi, Roberto Magurano, Maurizio Zerbetti detto “Amel”, Sergio Tiozzo, Mauro Santoni, Mario Meloni.


