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BOLZANO. Alessandro Beati è al terzo mandato come sindaco di Vadena e si è sempre candidato con una lista civica, ottenendo risultati plebiscitari. La sua scelta di scendere in campo alle provinciali con Paul Köllensperger ha spiazzato diversi elettori. Ma non tutti. Si tratta sempre di una Civica territoriale che ambisce ad entrare in giunta, ma senza piegare il capo davanti alla Svp. «Il nostro motto? Governare insieme. Con la Svp lo faccio da anni e sarei pronto a ripetere l’esperienza in Provincia qualora gli elettori ci dessero fiducia».
Lei è uno dei pochi italiani in una lista (in gran parte) di cittadini tedeschi. Cosa l’ha portata a fare questa scelta?
«Gli italiani in questa Civica territoriale sono pochini: 5 su 35. C’è anche un ladino. Ma sono convinto che si tratti solo dell’inizio: cercavo un’aggregazione che puntasse sul plurilinguismo mentre quasi tutti mirano a dividere. Da quando ho iniziato a fare politica cerco, per formazione personale e convinzioni, di costruire ponti, non certo di demolire o mettere in contrapposizione».
Ma le liste italiane non la convincono affatto?
«Sono italiano da quattro generazioni, quindi sulla mia provenienza non possono esserci dubbi di sorta. Ma credo anche che le richieste e le esigenze della nostra società plurilingue, complessa e in rapida trasformazione non possano trovare risposte adeguate in un modo di fare politica antiquato e che utilizzi modelli superati. Condivido appieno le idee innovative del Team Köllensperger e ho deciso quindi di mettere a disposizione l’esperienza acquisita in tanti anni sul territorio».
Oltre al plurilinguismo quali sono i temi prioritari su cui bisognerebbe investire?
«La mia professione (program manager alla Tim ndr) mi porta a sottolineare come l’Alto Adige sia ancora molto, troppo indietro sulla digitalizzazione. Sullo stesso livello metto anche la salvaguardia dell’ambiente».
Molti non lo sanno ma il progetto per l’installazione delle 100 telecamere in 18 Comuni della Bassa Atesina porta la sua firma...
«È vero e ne sono orgoglioso. Le forze dell’ordine, da sole, non possono controllare palmo a palmo tutto il territorio. Le telecamere saranno un prezioso supporto in termini di sicurezza per polizia e carabinieri. I cittadini le chiedevano da tempo».
Teme le destre tedesche?
«Di sicuro temo chi alimenta le paure dei cittadini per averne un tornaconto elettorale. Italiani e tedeschi devono abituarsi a ragionare e governare assieme: dobbiamo sentirci tutti a casa in una provincia comunque ricca di opportunità».
Un altro tema caldo per chi cerca di alimentare i conflitti è l’immigrazione. Lei da che parte sta?
«Ogni Stato ha il diritto-dovere di controllare i propri confini e sappiamo bene che in Italia ci sono tanto i rifugiati quanto i migranti per ragioni economiche. È un dato di fatto che gli immigrati sono ormai imprescindibili in diversi settori come il turismo e l’agricoltura. Gli altoatesini non vogliono più fare i lavori più umili e pertanto serve anche la manodopera straniera. Certo, bisogna imporre un tetto agli ingressi e chi delinque deve tornare nel suo Paese».
Il gruppo tedesco spinge per avere il doppio passaporto. È una provocazione, una promessa elettorale o cos’altro?
«Per la nostra lista si tratta di un tema con un’importanza vicina allo zero. Siamo contrari soprattutto perché riteniamo che non serva a nessuno. Nemmeno i sudtirolesi di lingua tedesca ne sentono il bisogno perché sanno di essere tutelati da accordi internazionali».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Lei è uno dei pochi italiani in una lista (in gran parte) di cittadini tedeschi. Cosa l’ha portata a fare questa scelta?
«Gli italiani in questa Civica territoriale sono pochini: 5 su 35. C’è anche un ladino. Ma sono convinto che si tratti solo dell’inizio: cercavo un’aggregazione che puntasse sul plurilinguismo mentre quasi tutti mirano a dividere. Da quando ho iniziato a fare politica cerco, per formazione personale e convinzioni, di costruire ponti, non certo di demolire o mettere in contrapposizione».
Ma le liste italiane non la convincono affatto?
«Sono italiano da quattro generazioni, quindi sulla mia provenienza non possono esserci dubbi di sorta. Ma credo anche che le richieste e le esigenze della nostra società plurilingue, complessa e in rapida trasformazione non possano trovare risposte adeguate in un modo di fare politica antiquato e che utilizzi modelli superati. Condivido appieno le idee innovative del Team Köllensperger e ho deciso quindi di mettere a disposizione l’esperienza acquisita in tanti anni sul territorio».
Oltre al plurilinguismo quali sono i temi prioritari su cui bisognerebbe investire?
«La mia professione (program manager alla Tim ndr) mi porta a sottolineare come l’Alto Adige sia ancora molto, troppo indietro sulla digitalizzazione. Sullo stesso livello metto anche la salvaguardia dell’ambiente».
Molti non lo sanno ma il progetto per l’installazione delle 100 telecamere in 18 Comuni della Bassa Atesina porta la sua firma...
«È vero e ne sono orgoglioso. Le forze dell’ordine, da sole, non possono controllare palmo a palmo tutto il territorio. Le telecamere saranno un prezioso supporto in termini di sicurezza per polizia e carabinieri. I cittadini le chiedevano da tempo».
Teme le destre tedesche?
«Di sicuro temo chi alimenta le paure dei cittadini per averne un tornaconto elettorale. Italiani e tedeschi devono abituarsi a ragionare e governare assieme: dobbiamo sentirci tutti a casa in una provincia comunque ricca di opportunità».
Un altro tema caldo per chi cerca di alimentare i conflitti è l’immigrazione. Lei da che parte sta?
«Ogni Stato ha il diritto-dovere di controllare i propri confini e sappiamo bene che in Italia ci sono tanto i rifugiati quanto i migranti per ragioni economiche. È un dato di fatto che gli immigrati sono ormai imprescindibili in diversi settori come il turismo e l’agricoltura. Gli altoatesini non vogliono più fare i lavori più umili e pertanto serve anche la manodopera straniera. Certo, bisogna imporre un tetto agli ingressi e chi delinque deve tornare nel suo Paese».
Il gruppo tedesco spinge per avere il doppio passaporto. È una provocazione, una promessa elettorale o cos’altro?
«Per la nostra lista si tratta di un tema con un’importanza vicina allo zero. Siamo contrari soprattutto perché riteniamo che non serva a nessuno. Nemmeno i sudtirolesi di lingua tedesca ne sentono il bisogno perché sanno di essere tutelati da accordi internazionali».
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