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SAN CANDIDO. Con una protesta civile ma emozionante, fatta di tante candele accese a mo' di veglia funebre per il loro ospedale, la popolazione ha risposto martedì sera alla serata informativa per il personale ospedaliero convocata dall'assessore Martha Stocker a San Candido per spiegare la riforma sanitaria, la carenza di fondi e gli altri motivi per i quali il punto nascite è giunto al capolinea.
E' stato un confronto serrato, con la popolazione cui riesce difficile capire perché servizi e strutture funzionanti devono essere dismessi: il perché dello spostamento logistico delle spese dalla periferia nel centro ed anche il perché i pazienti devono spostarsi verso altri ospedali, “creando - è stato detto - così più traffico, disagi e intasamenti già presenti nei nosocomi centrali”.
La popolazione ha ricordato anche le promesse di rivalutazione ospedaliera dell'allora assessore Richard Theiner: era il 2013 e l'assessore Martha Stocker, nelle vesti della riformatrice, si è detta "consapevole della grande responsabilità di cui è stata investita" e ha cercato di indorare la pillola affermando che "attualmente siamo ancora in una fase di discussione della riforma, e quindi cerchiamo di raccogliere più proposte e idee possibili. Una volta terminato questo passaggio però, valuteremo se vi siano o meno i margini di manovra per integrare o modificare il progetto che funge da base".
Con sufficiente chiarezza, l'assessore alla sanità ha ammesso che le possibilità di mantenere il punto nascite a San Candido sono realmente ormai ridotte al lumicino. Per quanto riguarda la conclusione della prima serata informativa (altre ne seguiranno presso gli ospedali di Vipiteno e di Silandro), la popolazione dell’Alta Pusteria ha ribadito civilmente la sua volontà di continuare nella lotta, sorretta anche dai primi cittadini e dalle strutture politiche valligiane, contro la centralizzazione pianificata dal governo provinciale, che “potrebbe far valere diversamente la sua autonomia, è stato detto, e di conseguenza contro quella sorta di migrazione sociale ed economica obbligata dalle vallate verso il centro.
L'unica consolazione, in quella che sembra una sconfitta è stata che l'assessore provinciale alla sanità ha comunque assicurato che ci sarà un rafforzamento del day hospital anche nel settore chirurgico e "nessuno perderà il proprio posto di lavoro", invitando di seguito tutti i presenti ad accompagnare e sostenere la difficile strada che porterà alla riorganizzazione del settore in Alto Adige. All'esterno, intanto, la gente aveva ormai spento anche l'ultima candela.
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