MERANO. Quanto Enzino Leuzzi sia rimasto nel cuore dei suoi amici lo ha testimoniato il Puccini domenica sera. Una platea piena di ricordi è salita sulla macchina del tempo e, guidata con garbo da Gigi Bortoli e con sapienza dalla regia del Piccolo Teatro Città di Merano, ha percorso trent’anni all’indietro.

È il tempo trascorso dalla scomparsa del musicista e compositore meranese, ricordato con un tributo che ha alternato parole, immagini e naturalmente la musica e gli applausi. Sintesi di chi era Enzino e di cosa significasse per la città è emersa negli interventi di Vittorio Cavini e di Francesco Palchetti. Ed è spuntata l’idea di trovare un modo per immortalare la memoria di Enzino, magari attraverso un’intitolazione, una piazza o una strada, insomma con qualcosa di più tangibile e visibile dei ricordi e che renda onore a un personaggio tanto amato: messaggio rivolto all’amministrazione.

Ed è pure probabile che il coordinamento della serata di domenica prenda l’iniziativa e cerchi di sostenere la proposta con opere di sensibilizzazione: si sta già pensando a una raccolta firme. A dirla tutta, poi, a Merano non mancano luoghi (e altri ne arriveranno) dall’intitolazione anonima, o per meglio dire “neutra”, per i quali la politica non si sbilancia, a volte timorosa di scalfire certi equilibri.

Ma probabilmente, o almeno secondo quanto misurato a polso al momento del lancio dell’idea, abbinare il nome di Leuzzi a un luogo trascenderebbe da eventuali strumentalizzazioni, lui che era amico di tutti e generoso con tutti, a detta di alcuni anche troppo perché al talento non corrispose uguale notorietà. Ma a Enzino non piacevano i calcoli, piaceva la musica. E sarebbe giusto - questo il senso sotteso alla serata di domenica - che la sua città gli rendesse il legittimo onore.

Perché il musicista scomparso nel 1983 a soli quarantaquattro anni lo merita, chiunque lo abbia conosciuto ne serba una memoria dolce, un aneddoto, una fotografia. Perché Leuzzi era sì colui che diresse una volta il Festival di Sanremo e un’altra volta vi portò la canzone “Un cappotto rivoltato” (interpretata da Aurelio Fierro e Sergio Bruni), era sì un “grosso calibro” della casa discografica Cgd e colui che lanciò Gigliola Cinquetti, ma era anche l’amico che si metteva al pianoforte del bar e ti inventava una melodia, così, su due piedi. Spesso le “regalava”.

Una persona che viene ricordata per il suo altruismo ma pure per l’attaccamento alla località d’origine: il successo e la possibilità di frequentare i circoli del bel mondo non ne avevano intaccato la semplicità, l’affabilità e la disponibilità con cui si rivolgeva a chiunque lo cercasse. Attorno a Merano in quegli anni grazie anche e soprattutto al suo carisma e alle sue conoscenze ruotavano volti celebri dello spettacolo come Gino Paoli e Corrado, mentre Little Tony cantava al Kursaal e Sandra Mondaini autografava una parete del Castello, il locale sotto i Portici aperto da Enzino assieme all’amico Benvenuti.

Le canzoni di quel tempo domenica le hanno portate sul palcoscenico, con una passione intensa quanto il pathos della serata, i Delirium Tremens e gli O’Marenero: una centrifuga di brani che hanno segnato un’epoca, e brani firmati da Leuzzi per applausi a scena aperta.

Note indimenticabili in una notte che i protagonisti, quelli sul palco e quelli in sala, non dimenticheranno.

Ecco perchè l’iniziativa di dedicargli una piazza o una via va sostenuta perchè Leuzzi nel suo basso profilo resta una figura di alto spessore che ha dato lustro all’immagine della città sul Passirio.

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